F., ragazza intelligente e responsabile, mi dice di non voler più frequentare il corso pre-parto. Non si trova d’accordo con le donne del gruppo su molti stereotipi legati alla gravidanza e alla maternità ma più di ogni altra cosa non sopporta il clima competitivo che già si respira (c’è già una gara al feto che pesa di più).

E questo è solo l’ inizio!!

Dopo il parto comincia la vera “bagarre” e ci si sfida sui fronti più disparati: quale neonato mangia di più, qual’è il più tranquillo, chi ha camminato e parlato prima, quale bambino fa più sport o attività ricreative, quale è più bravo a scuola e ovviamente, quale madre sia più brava e ne sappia di più di pedagogia e psicologia infantile ma anche di calcio, nuoto, ballo e quant’altro.

Ho cercato di far rilassare la mia cara amica rassicurandola sul fatto che queste madri, apparentemente così sicure di se stesse, in realtà stanno soffrendo una grande ansia, più grande di quella che sta venendo a lei sentendosi così fuori dal coro.

Questa ansia viene dal fatto che attorno al ruolo materno c’è un carico di aspettative sociali, culturali e familiari enorme.

Per quanto le femministe abbiano lavorato per sollevare le madri da questo peso, le pressioni arrivano da molte parti a cominciare dal macro sistema sociale, per finire al micro sistema familiare.

La neo-madre si troverà a fronteggiare una serie di figure ( la propria madre, la suocera, la cognata, la sorella e qualunque altra madre con più “esperienza”) che pretenderanno di insegnarle cosa sia giusto e cosa sbagliato, dandole consigli legati alle loro esperienze che contribuiranno, probabilmente, solo a confonderla.

A tutto questo aggiungiamo il fatto che la “povera malcapitata” sarà circondata da teorie pedagogiche e psicologiche innovative e contraddittorie che aumenteranno i suoi dubbi invece di sedarli.

Durante la mia tesi di laurea a tal proposito, raccolsi tutta la letteratura più recente sui disturbi del sonno e trovai studi che incoraggiavano il co-sleeping e altri che lo consideravano infruttuoso o addirittura dannoso e lo stesso mi capitò su molte altre cose.

Queste confusioni e pressioni avvengono poi in un momento delicato della vita di una donna, un momento in cui si avvia a svolgere uno dei ruoli che per la maggior parte di esse è il più importante della loro vita.

Nel mio sito pubblico diversi articoli cercando di riportare i dati così come le varie ricerche li presentano, senza prendere una posizione in merito perchè sono convinta che il fattore fondamentale sia il soggetto: dieci ricerche possono anche dirmi che il co-sleeping sia un buona prassi ma se mio figlio/a, per addormentarsi, ha bisogno di essere messo/a nella culla, questi dati non mi servono.

Ognuna di queste madri avrà un bambino/a diverso/a: quello che camminerà prima probabilmente parlerà dopo perché i bambini fanno una cosa per volta…

Ogni bambino/a avrà i suoi particolari talenti e le cose in cui non riesce, come tutte le persone.

Sarà sulle particolarità e le necessità del/la proprio/a figlio/a che i genitori (non solo la madre), dovranno concentrarsi.

Oltre alla disumanità insita nel far entrare in competizione le madri tra di loro, c’è poi da considerare che i/le bambini/e si ritrovano, sin da quando sono nel ventre materno, pervasi dall’ansia da prestazione. Cerchiamo quindi, di cogliere la strumentalizzazione individualista e consumista che sta dietro a tutto questo e uscirne.

Personalmente ritengo che l’ansia di cui oggi soffriamo tutti sia dovuta alla competizione a cui ci sottopone il mondo del lavoro e la società; penso che sia indispensabile nell’educazione dei nostri figli insegnargli la calma, la riflessività, la necessità di seguire i propri ritmi, il competere solo con se stessi (perseguire i propri obiettivi cercando di fare sempre meglio), di rispettare se stessi e gli altri, considerando le differenti caratteristiche di ognuno come risorse.

Non ne va solo della loro salute mentale ma anche del cambiamento della nostra società verso una forma più sostenibile di vita.