Il film propone un tema sempre attuale: la famiglia coi suoi conflitti.

La pellicola si apre con la frase: “Dicono che la famiglia sia il nostro punto di partenza, poi di fuga e alla fine diventi quello di ritorno”. Questo dovrebbe essere il ciclo della famiglia che però oggi non è sempre così chiaro anzi, andando verso un individualismo sempre più esasperato in molti rimangono nella fase della fuga dalla famiglia. Altri invece ne costruiscono più d’una con tutti i problemi che ne conseguono e di cui il personaggio di Favino mostra uno spaccato.

In questo film c’è un po’ di tutto, dai tentativi di tenere unita la famiglia per forza fino a scivolare nella psicosi personale e nel disastro familiare, chi evita i legami e cerca di realizzarsi a livello personale fermandosi ai “20 minuti” iniziali della conoscenza in cui ancora l’impegno è relativo e chi trova una via di fuga( la più classica), nel tenere due storie contemporaneamente.

Ci sono anche tre generazioni a confronto.

La Sandrelli incarna la donna forte, che deve resitere a tutto pur di tenere la famiglia unita. Ad un certo punto dice“Noi donne siamo fatte per sorreggere il mondo” ma anche la figlia (impersonata dalla Impacciatore), assumendo il modello materno, sostiene (di fronte alle proteste della cognata) che le donne possono/devono sopportare tutto; infatti per mantenere il suo sogno di amore idealizzato nega la realtà difronte ad ogni evidenza e propina alla figlia una spiegazione alquanto bizzarra pur di normalizzare quanto accade nella casa. Questo stereotipo quindi resiste anche ai cambi generazionali ed è forse la parte della storia che più mi mette i brividi pensando a quante donne in nome della famiglia o dei propri figli si votano e votano tutta la loro famiglia all’ infelicità e talvolta alla psicosi.

La generazione successiva è quella dell’ individualismo: ognuno ha il diritto/dovere di realizzarsi ed essere felice, talvolta ad ogni costo e spesso senza alcun senso della realtà.

Se la prima generazione idealizzava la famiglia, la seconda idealizza la realizzazione personale.

In entrambi i casi quello che manca è la capacità di fare i conti con la realtà: la realtà della difficoltà insita nelle relazioni umane.

La terza generazione, quella in cui le idealizziazioni sarebbero normali, è invece fin troppo amaramente consapevole della realtà: la ragazza vede i genitori nella loro miseria umana, ne prova pietà e rabbia. E non è solo la delusione tipica adolescenziale dovuta alla “caduta degli Dei”, quella in cui i ragazzi si rendono conto che i loro genitori non sono dei miti perfetti ma delle persone con i loro limiti ma una delusione più profonda che rende cinici e disincantati i nostri ragazzi. Una delusione che ha tolto loro anche la speranza e quella legittima incoscienza che permette di prendere decisioni e muoversi in quegli anni così difficili, bloccandoli.

Il finale mi ha convinto poco, mi è parso che si volesse dare una chanche ad ogni personaggio: l’ occasione alla moglie tradita di rompere le uova nel paniere al marito, l’ occasione di un amore “stabile”al personaggio giramondo, la moglie insicura e depressa che lascia il marito per un altro… Molto più probabile, per come sono stati caratterizzati i personaggi, che tutto rimanesse esattamente come era…

Mi ha deluso perchè ha banalizzato utilizzando delle scappatoie quello che la famiglia è.

La famiglia, fra le relazioni umane, è quella più fortemente investita emotivamente e quindi quantomeno molto complicata.

Pensiamo ai conflitti che ognuno di noi ha con se stesso fra quello che vorrebbe e deve fare, aggiungiamoci i conflitti di un’ altra persona, consideriamo che questo nostro compagno di vita oltre ad essere una persona reale è il frutto delle nostre idealizazioni, aspettative, proiezioni. Aggiungiamo le nostre famiglie di origine e quanto portano sul piano reale e su quello fantasmatico. Poi nascono i figli che sono al tempo stesso persone, proiezioni delle nostre aspettative e assomigliano troppo a me o troppo a lui o troppo a mia madre, ed è nato/a nel momento sbagliato oppure qualcosa è cambiato oppure non mi fa sentire adeguato/a ….

Ci sono libri interi se volete approfondire questo discorso, io voglio solo fare una riflessione: cerchiamo di ricordarci quanto è difficile ma anche quanto è importante amare e cerchiamo di farlo mantenendo quanto più è possibile il contatto con la realtà cercando di farci e fare a chi amiamo, il minor male possibile.