Molte persone lamentano un senso di disagio esistenziale, di confusione riguardo alla propria esistenza e ai propri scopi, un senso di alienazione, spesso descritta come la “sensazione di essere fuori posto”.

La società dell’ individalismo e del consumismo in cui viviamo muove da degli errori fondamentali che sono la causa dei nostri malesseri: uno di questi è l’ idea che bastiamo a noi stessi, l’ altro è che abbiamo bisogno di consumare un gran numero di beni.

Il primo errore ci ha portato a sviluppare un fittizio senso d’ indipendenza che in realtà ha prodotto soltanto una grande solitudine e un’ incapacità di gestire i conflitti relazionali che la società complessa propone quotidianamente. Partendo dalle scoperte della psicologia, l’ uomo sentiva l’esigenza di raggiungere un’ “individuazione” ovvero di avere la possibilità di essere se stessi, ognuno con la propria particolarità.

Il risultato raggiunto è completamente diverso, infatti oggi proclamiamo la nostra indipendenza di idee e sentimenti e in verità non siamo mai stati così conformisti e tendenti a seguire la corrente con pochissimo senso critico.

Il secondo errore ci ha condotto in un circolo in cui lavoriamo per acquistare e quello che compriamo perde valore nel giro di pochissimo tempo, riempiendoci nel contempo di prodotti/status -simbol” di poca qualità e di tantissima spazzatura.

Questa corsa al soddisfacimento subitaneo ma breve ha prodotto un grande senso di alienazione da noi stessi e dal contesto piu’ ampio, del quale perlopiu’ non siamo consapevoli.

La semplice verità è che facciamo parte di un contesto cosmico, ecologico, globale, sociale, culturale, interpersonale. Ho usato volutamente termini di discipline e teorie diverse per ricordare che l’ individualismo è una pura utopia: gli esseri umani hanno bisogno di stare in relazione con gli altri, hanno bisogno di riconoscersi ed essere riconosciuti, di appartenere, di avere uno scopo esistenziale e di essere in equilibrio e in armonia con gli altri con l’ ambiente e con l’ intero universo.

L’ angoscia esistenziale dell’uomo nasce dalla sensazione di “finitezza”, “piccolezza”e “impotenza” del proprio essere, conseguente all’acquisizione delle categorie del tempo e dello spazio: l’uomo preistorico e il bambino piccolo, non ancora consapevoli del tempo e dello spazio non hanno queste angosce….

Solo sentendosi parte di un universo, del quale siamo solo una piccolissima componente, ma nel quale possiamo causare un movimento come una goccia nell’oceano, possiamo superare questo senso di alienazione ed impotenza.

In pratica ciò di cui abbiamo bisogno è intorno a noi e dentro di noi.

Gli occidentali sono piu’ distaccati da questa visione olistica: ci è stato insegnato che esiste l’ uomo fatto di corpo che è fatto di organi e sistemi, di mente e di spirito; la società, la natura, l’ ambiente, il cosmo… Tutte cose indipendenti delle quali si occupano specialisti diversi.

Ma le evidenze del limite di questa visione frammentata ci vengono quotidianamente:

che il nostro comportamento è connesso ai cambiamenti climatici e ambientali è sempre piu’ evidente, e i vari cicloni, tsunami, terremoti ce lo ricordano continuamente.