“Si” e “no” sono parole semplici, solo una sillaba ciascuna, eppure ognuno di noi combatte continuamente la sua lotta per dirle nel modo giusto e nel momento giusto.

Si e no sono le parole che usiamo per esprimere la nostra volontà.

Il regno del “volere” è l’ Es , che come sosteneva Jung, è la sede di quell’ energia vitale che ci spinge verso l’ “individuazione” e la ricerca della spiritualità. Quindi “volere” non è cercare di ottenere un soddisfacimento subitaneo in ottemperanza del “principio di piacere” come sosteneva Freud, ma è una tendenza all’ evoluzione e all’ elevazione di quello che siamo.

E’ l’ espressione piu’ elevata di noi stessi.

E’ quello che ci permette di mantenere una coerenza col nostro essere.

Spesso, quando abbiamo dei dubbi su quanto quello che vogliamo, sentiamo, pensiamo è giusto o sbagliato non stiamo facendo un’ analisi di noi stessi che ci porta ad essere piu’ consapevoli ma siamo vittime di un Es o di un Super Io troppo pressanti, che non hanno raggiunto un giusto equilibrio.

Le patologie legate alla volontà sono molte.

La persona bulimica cede all’ impulso e fa una scorpacciata: è il suo Es sofferente che ha bisogno di un soddisfacimento subitaneo.

La persona anoressica invece controlla in modo compulsivo lo stesso
impulso.

La persona depressa non sa dare voce alla sua volontà e “non ha voglia di niente”.

Ma anche quando non si arriva alla patologia si può soffrire il conflitto di mettere la nostra volontà sopra a quella degli altri o viceversa di sentire la propria volontà schiacciata da quella altrui.

Comprendere che la nostra “sana volonta” è l’ espressione di noi stessi e che non può nuocere rende piu’ facile dire “si” o “no”.