Molti autori (Bowlby 1969; Ainsworth, 1973; Anders, Goodlin-Jones, Sadeh, 2000) sostengono che il caregiver, nella relazione diadica, assume il ruolo di “base sicura” e l’andare a dormire attiva il sistema di attaccamento, poichè tale momento rappresenta una separazione per entrambi e i risvegli notturni costituiscono un’opportunità di riunione, di conforto e di rassicurazione.

Moore (1989) ha condotto una ricerca che ha permesso di analizzare la relazione tra l’attaccamento di tipo insicuro e i disturbi del sonno nella prima infanzia. Secondo l’autrice, un legame d’ attaccamento madre-bambino caratterizzato dall’ “inversione di ruolo” ossia dall’ assunzione della funzione di “protettore” da parte del bambino, provoca una diminuzione del tempo passato nello stadio profondo del sonno. Infatti, il bambino che ha assunto il ruolo genitoriale si percepisce responsabile della propria sopravvivenza e di quella del caregiver e sente di dover fornire protezione e sicurezza ad entrambi. Questo stadio del sonno, pertanto, viene eliminato perché non permette di mantenere il controllo sull’ambiente esterno e costituisce una “minaccia” al legame di attaccamento. Tale incapacità a gestire la distanza fisica tra sé e il genitore causa nel bambino, non solo una costante minaccia di perdita del caregiver, ma anche profondi sentimenti di impotenza e di intensa angoscia che sono all’origine delle alterazioni del ciclo sonno-veglia.

Da un’ analisi della letteratura sono emersi pochi studi che indaghino sulla relazione tra attaccamento e disturbo del sonno, per questo motivo si è voluto analizzare ulteriormente tale relazione: nel nostro campione la relazione tra attaccamento e disturbo del sonno non è risultata significativa e il punteggio medio del campione (AQS .31) è vicino a quello rilevato dalle ricerche di Cassibba e D’ Odorico (2000) che oscilla tra .33 e .38., come ci si può attendere esaminando un campione normale.