Negli ultimi decenni la psicopatologia dello sviluppo ha accolto gli studi provenienti dalle ricerche dell’Infant Research e i contributi di varie teorie evolutive, dando vita ad un modello che, pur essendo privo di una base teorica unificante, presenta l’individuo come un organismo bio-psicosociale, osservandolo in tutta la sua complessità e ideosicraticità e studiandone la psicopatologia in relazione ai cambiamenti che avvengono nel ciclo vitale.

Essa è basata soprattutto su dati empirici e di ricerca che prendendo in considerazione fattori genetici, biologici, psicologici, relazionali e sociali provenienti da ambiti di ricerca diversi, raggiunge una complessità di impostazione che impedisce il riferimento ad una teoria particolare.

Nello studio della psicopatologia infantile si valuta l’importanza delle relazioni del bambino con le sue figure significative: attualmente i ricercatori infantili concettualizzano la relazione madre-bambino come un sistema interattivo che organizza e regola e la fisiologia e il comportamento del bambino fin dalla nascita nel quale il caregiver svolge una funzione primaria nello sviluppo del Sé e della capacità d’ autoregolazione prima fisiologica e poi psicologica del bambino.

La capacità di autoregolazione è uno degli aspetti fondamentali del funzionamento del Sé, il quale garantisce la continuità dell’ esperienza, il senso d’ essere agenti e il senso di essere efficaci nel produrre cambiamenti e risposte da parte dell’ ambiente.

Relativamente alla regolazione fisiologica sono da sottolineare gli studi di Spitz (1965) che osservò come l’assenza della regolazione materna nei bambini istituzionalizzati portasse a varie forme di problemi di tipo medico fino alla morte.

Hofer (1983) dimostrò che la madre serve da regolatore esterno del comportamento del bambino e della sua fisiologia: rilevò infatti che essa regolava il ritmo cardiaco attraverso la somministrazione di latte, il ciclo sonno-veglia, la crescita, la termoregolazione e attraverso il ninnare e la conseguente stimolazione vestibolare portava l’ attività celebrale verso il trofotropismo.

Stern (1985) ha contribuito a mettere in luce come il neonato svolga un ruolo attivo nell’ interazione con la madre e come fin dalle prime ore di vita tenda ad autoregolarsi e ad organizzare coerentemente gli stimoli estero ed enterocettivi che riceve, dimostrando che madre e bambino costituiscono un sistema interattivo volto alla regolazione fisiologica e psicologica dell’ infante.

Man mano che il bambino cresce la relazione si modifica per permettere lo sviluppo del bambino: Emde (1991) illustra come nelle interazioni madre-bambino ci sia un continuo avvicinamento-allontanamento senza mai superare una certa distanza, creando un equilibrio dinamico fra attaccamento e esplorazione nel bambino e protezione e spinta all’ autonomia nella madre. Ne consegue un movimento in cui ha luogo il processo di separazione –individuazione del bambino che si conclude quando egli diviene un individuo autonomo e differenziato capace di autoregolazione sia fisiologica che psicologica.

Sameroff e Emde (1991), alla luce di questi studi, sostengono che qualsiasi disturbo infantile va valutato e trattato, non come un disturbo dell’ individuo, ma come un disturbo della relazione.

Anders (1991), nel valutare la relazione madre-figlio tiene conto, contemporaneamente delle modalità di regolazione, della tonalità affettiva e della fase evolutiva della relazione, (secondo il modello di Sander, 1987).