Per parlare di disturbi relazionali occorre innanzi tutto definire il concetto di relazione.

Hinde (1982) afferma che una relazione implica una serie di interazioni fra gli individui per un certo tempo e inoltre deve esserci un certo grado di continuità fra le interazioni.

In ogni relazione la natura delle interazioni sono il prodotto di entrambi i partecipanti.

In più le relazioni sono più della somma delle caratteristiche individuali poiché ciò che ogni persona fa in una relazione dipende dalle sue percezioni, aspettative, interpretazioni e dalla storia passata con l’altro.

I disturbi relazionali sono valutabili tenendo conto di questi parametri:

  1. l’individuo abbia un comportamento sintomatico a causa della sua esperienza relazionale;

  2. i sintomi ostacolano la sua vita quotidiana;

  3. le interazioni dei partner siano rigide e insensibili;

  4. la relazione inibisca il normale progresso evolutivo dei partner (tanto del genitore quanto del bambino);

La diagnosi di disturbo relazionale richiede una valutazione globale degli individui nell’ambito delle loro relazioni familiari e nel contesto sociale. Occorre valutare lo stato attuale e la storia della relazione del bambino con i genitori, le caratteristiche individuali e la storia passata dei partecipanti alla relazione, le fonti di difficoltà e di sostegno sociale per la famiglia: quindi il bambino e le sue peculiari modalità di relazione; le figure significative per il bambino viste sia nella loro individualità, che nelle loro storie relazionali; infine il contesto familiare, che non è il semplice risultato della sommatoria degli individui partecipanti alla relazione ma l’ insieme delle dinamiche che creano un complesso contesto relazionale.

Anders (1991) valuta insieme modalità di regolazione, tonalità affettiva e fase evolutiva della relazione (tenendo conto del modello di Sander, il quale illustra bene come la relazione evolva e il suo schema ci può essere di aiuto per comprendere come un certo tipo di relazione sia appropriata in una fase evolutiva e inappropriata in un’ altra).

Il disturbo è la categoria più grave di disfunzione relazionale.

Le categorie meno gravi, la turba e la perturbazione, sono molto più comuni e molto meno premonitrici di problemi individuali.

Turbe (relationship pertubation) Le turbe sono variazioni normali nelle relazioni, causate dallo sviluppo del bambino o da fattori di malattia. Nel caso di una turba i cambiamenti di comportamento del bambino richiedono cambiamenti corrispondenti nei modelli interattivi del genitore. Sono caratterizzate da:

  • Alterazioni passeggere dell’ ambiente

  • Sostegno sociale e familiare soddisfacente

  • Breve durata, in genere inferiore ad un mese

Esempio: un bambino di sette mesi i cui ritmi del sonno sono disturbati per 6-8 giorni, durante e dopo le vacanze familiari. Si parla di turba della relazione, allorché i risvegli cominciano ad affaticare la madre e ad incrinare il senso di competenza materno, e non appena il disturbo del bambino cessa, la madre si tranquillizza, riprendendo la sua funzione. È un momento critico, transitorio, che è risolto dal nucleo familiare e dal bambino.

Perturbazioni (relationshipip disturbance) Le perturbazioni delle relazioni sono condizioni a rischio. Riteniamo che questa classificazione indichi dei modelli ripetitivi di interazione incoerente e insensibile che, se perdurano, evolvono con tutta probabilità verso una psicopatologia individuale o relazionale nel seguito dello sviluppo. I modelli interattivi sono più rigidi che nelle turbe, ma non si diffondono in tutti i contesti di interazione. La durata di una perturbazione comportamentale è in genere superiore a un mese.

Riassumendo:

modelli della regolazione dell’interazione inappropriati o insensibili;

modelli d’interazione non rigidamente fissati;

regolazione disfunzionale limitata ad un campo d’ interazione; che non riguarda tutto l’ambito (range) delle interazioni;

media durata: da uno a tre mesi.

Esempio: una bambina di 6-9 mesi, rifiuta i cibi solidi per parecchi mesi, durante lo svezzamento (momento di transizione importante nella relazione genitore -bambino). Queste difficoltà ritardano la ripresa dell’attività lavorativa da parte della madre; il disturbo si protrae per oltre un mese, la madre perde facilmente la pazienza, si arrabbia, e la relazione volge verso una regolazione inappropriata. Se il disturbo non si protrae oltre ai tre mesi e la situazione si risolve, la madre rientra al lavoro e lo sviluppo riprende normalmente. Se, invece, il problema si fissa, tendendo a riguardare anche altri ambiti, rischierà di evolvere in una psicopatologia.

Disturbi (relationship disorder) I disturbi delle relazioni sono caratterizzati da modelli interattivi rigidi. A questa categoria appartengono quei modelli d’interazione che sono associati al fallimento nel portare a termine i compiti evolutivi propri dell’ età di uno o di entrambi i partner.

Un criterio indicativo è la durata del problema, che in genere supera i tre mesi.

I sintomi si diffondono in parecchi contesti, come l’ asilo nido e la casa, o si evidenziano in una varietà di campi di azione, come il gioco e il riposo.

E’ caratterizzato da:

modelli di regolazione dell’interazione inappropriati ed insensibili;

modelli interattivi rigidi e difficili da modificare;

i compiti evolutivi di uno o di entrambi i partners non sono portati a termine;

c’è maggiore probabilità che la regolazione disfunzionale si espanda in più contesti d’ interazione ed in più campi funzionali;

lunga durata (dai tre mesi in su).

Esempio: un bambino di tre anni, all’asilo è aggressivo con i compagni e si rifiuta di seguire quello che gli dicono i genitori e gli insegnanti. La madre non lo può lasciare a casa con nessun’ altra persona.

I sintomi si estendono ad altri ambiti relazionali (asilo), oltre che riguardare la relazione con la madre. La situazione può evolvere verso un quadro psicopatologico ed il trattamento è fondamentalmente rivolto alla relazione madre-bambino.

Quando studiamo una relazione, il primo aspetto da verificare è vedere se è caratterizzata da una regolazione appropriata, definita non tanto dai comportamenti, quanto dalle dinamiche relazionali che s’instaurano tra il bambino e le figure significative (padre, madre, ecc.).

Le caratteristiche di una relazione, da prendere in considerazione sono:

Sincronia: vedere se c’ è una sincronia reciproca tra le fasi della madre e quelle del bambino. Esempio: durante l’allattamento, è fondamentale che la madre resti silenziosa ed in attesa, perché altrimenti il bambino, mentre deve succhiare, si troverebbe esposto alle sollecitazioni sociali materne. Quando il bimbo prende fiato per fare una pausa, la madre inscrive la sua interazione sociale. Se manca questa sincronizzazione, si possono creare delle sovrapposizioni e delle reciproche difficoltà.

Reciprocità: ossia tener presente la posizione dell’altro.

Coinvolgimento.

Modulazione: la capacità di regolare gli stati d’animo. È importante vedere quali aspetti sono maggiormente in gioco: se madre e bambino interagiscono e si mandano segnali affettivi, se sanno modularli, o se, invece, la relazione del bambino è improntata sulla rabbia verso la madre, o sul risentimento verso di lei, perché lei non lo accontenta abbastanza o non fa quello che lui le chiede.

Esempio: “Strange Situation” riguardante un bambino con attaccamento ambivalente o ansioso resistente, che non vuole che la madre se ne vada e, quando lei si allontana, il bambino si avvinghia a lei, perché ha paura della separazione, piangendo con molta insistenza. In questo bambino, la tonalità del pianto è differente rispetto a quella dei bambini con attaccamento sicuro: mentre questi ultimi mostrano un pianto di dispiacere e disperazione, questo bambino piange in modo rabbioso contro la madre e, quando lei ritorna, non riesce a calmarsi, pur stando in braccio alla madre e nonostante le sue rassicurazioni. Poi la tonalità del pianto gradualmente si abbassa, indicando un progressivo calmarsi del bambino; ma la madre, invece che continuare a rassicurarlo, lo rimette a terra, così lui, sentendosi nuovamente esposto al rischio di separazione, riprende a piangere.

In una relazione iperregolata di solito l’orchestrazione da parte del genitore è intrusiva e insensibile e il bambino ha scarse opportunità di dare inizio e condurre le interazioni.

Si può osservare da parte del piccolo sia un attaccamento eccessivo che un evitamento attivo:

-può restare molto coinvolto nella relazione col genitore intrusivo;

-può ritirarsi, evitando il coinvolgimento affettivo nella relazione.

Tale meccanismo, detto “disengagement” fa parte del repertorio di difese biologiche, come ha messo in luce la Fraiberg.

Per esempio nell’ambito della sintonizzazione, durante l’allattamento del primo mese, è importante che sia la madre ad iniziare l’interazione, mettendo il seno in bocca al bambino e prendendo così l’iniziativa. Progressivamente, nel secondo e nel terzo mese, il bambino è più attivo, cerca il capezzolo materno e riesce ad attaccarvisi da solo. Se la madre non sa aspettare e sostenere i tentativi autonomi del figlio, fra loro s’instaura uria relazione iperregolata.

Una relazione iporegolata manca di inibizione, e il coinvolgimento reciproco è scarso. L’iporegolazione può manifestarsi come mancanza di reazione da parte dei genitori ai segnali del figlio quando questo è molto piccolo e come evitamento emotivo, ritiro e isolamento da parte del bambino più grande.

Come nel caso dell’ iperregolazione, le iniziative del bambino non trovano risposta, in questo caso non perché il genitore previene e dirige l’attività del figlio ma perché non vi presta attenzione.

La regolazione inappropriata è un modello di regolazione deviante che non si può classificare come un eccesso o una carenza di regolazione. I tempi di risposta possono non essere in sincronia con i segnali elicitanti. Oppure il bambino può essere oggetto di controlli inappropriati per la sua età o per il suo stadio evolutivo.

La regolazione inappropriata produce interazioni negative ed esiti disforici.

La regolazione irregolare si riferisce a modelli interattivi che variano nel loro grado di controllo e di costanza.

Il genitore s’ impegna in un certo numero di modelli individuabili, ma solo per brevi intervalli di tempo, e può passare dall’ iperregolazione all’ iporegolazione o alla regolazione inappropriata. Il modello può essere coerentemente irregolare se la madre utilizza sempre il medesimo stile interattivo per una situazione (per esempio la nutrizione ) e ne usa un’ altro per l’ interazione relativa al gioco o al momento di mettere a letto il bambino. Il modello può essere incoerentemente irregolare se nell’ ambito dello stesso campo d’ interazione si rilevano diversi tipi di controllo della regolazione.

La regolazione caotica è una forma estrema di regolazione irregolare in cui la relazione nel corso dell’interazione è altamente variabile.

Anders considera che prima del sesto mese di vita i disturbi più frequenti sono quelli del comportamento di nutrizione e del sonno (regolazione fisiologica). Comprendono il mangiare troppo o troppo poco, il vomito e i problemi del tratto gastrointestinale inferiore e superiore. Nel caso più estremo, un disturbo del comportamento di nutrizione può assumere i connotati di una mancata crescita di origine non organica.

I disturbi del sonno o del momento di andare a dormire comprendono i problemi dell’andare a letto e del rimanere svegli. Nei bambini più grandi sono comuni i rituali notturni, le difficoltà di addormentarsi, la paura del buio, il rifiuto di dormire da soli e i frequenti risvegli notturni.

Al compimento del primo anno di vita possono manifestarsi delle sindromi di sicurezza-esplorazione.

La sindrome di sicurezza-esplorazione è caratterizzata da un aggrappamento eccessivo e da vibranti proteste al momento della separazione dalle figure d’ accudimento primarie, o viceversa dalla resistenza all’ interazione e al coinvolgimento, espressa attraverso un evitamento attivo del contatto al momento della riunificazione con la madre. La curiosità e l’ esplorazione sono inibite, specialmente in situazioni inconsuete o stressanti.

Le sindromi del controllo si evidenziano intorno a un anno. Una perturbazione del comportamento di nutrizione può diventare una perturbazione del controllo quando la fame, la sazietà e la regolazione omeostatica diventano lotte sulle preferenze per i cibi e sugli stili nutritivi.

Le sindromi del controllo possono presentarsi come scoppi d’ ira, rifiuto di cooperare ed esplosioni di aggressività in risposta alla definizione dei limiti o alle richieste di sottomissione.

Anche le cosiddette sindromi di abuso fisico possono essere considerate come un disturbo della relazione.

Le sindromi relative ai confini, che forse sono i precursori dei disturbi borderline della fanciullezza, sono più facilmente osservabili nei bambini che hanno compiuto i due anni di età, e sono caratterizzate da un’ estrema labilità dell’ umore e del comportamento e da manifestazioni di un concetto di sè caotico o disorganizzato. Sia i genitori che i figli sono incapaci di differenziazione. Le aspettative reciproche sono irrealistiche e inappropriate. La regolazione della relazione tende a essere globale ed esplosiva anziché modulata e focalizzata.

Le sindromi relative allo scambio affettivo possono verificarsi a qualunque età e sono caratterizzate da irritabilità, apatia, ritiro, opposizione e negativismo.

Nei bambini più piccoli, alcuni sintomi fisici, in special modo l’ agitazione e il pianto prolungato e frequente, possono indicare un problema di modulazione affettiva. In età più avanzata possono prevalere la timidezza, il ritiro o il negativismo, e il problema relazionale può essere collegato a difficoltà di regolazione nella segnalazione delle emozioni e nel riferimento reciproco. Come abbiamo visto, occorre valutare la condivisione delle i

Per parlare di disturbi relazionali occorre innanzi tutto definire il concetto di relazione.

Hinde (1982) afferma che una relazione implica una serie di interazioni fra gli individui per un certo tempo e inoltre deve esserci un certo grado di continuità fra le interazioni.

In ogni relazione la natura delle interazioni sono il prodotto di entrambi i partecipanti.

In più le relazioni sono più della somma delle caratteristiche individuali poiché ciò che ogni persona fa in una relazione dipende dalle sue percezioni, aspettative, interpretazioni e dalla storia passata con l’altro.

I disturbi relazionali sono valutabili tenendo conto di questi parametri:

  1. l’individuo abbia un comportamento sintomatico a causa della sua esperienza relazionale;

  2. i sintomi ostacolano la sua vita quotidiana;

  3. le interazioni dei partner siano rigide e insensibili;

  4. la relazione inibisca il normale progresso evolutivo dei partner (tanto del genitore quanto del bambino);

La diagnosi di disturbo relazionale richiede una valutazione globale degli individui nell’ambito delle loro relazioni familiari e nel contesto sociale. Occorre valutare lo stato attuale e la storia della relazione del bambino con i genitori, le caratteristiche individuali e la storia passata dei partecipanti alla relazione, le fonti di difficoltà e di sostegno sociale per la famiglia: quindi il bambino e le sue peculiari modalità di relazione; le figure significative per il bambino viste sia nella loro individualità, che nelle loro storie relazionali; infine il contesto familiare, che non è il semplice risultato della sommatoria degli individui partecipanti alla relazione ma l’ insieme delle dinamiche che creano un complesso contesto relazionale.

Anders (1991) valuta insieme modalità di regolazione, tonalità affettiva e fase evolutiva della relazione (tenendo conto del modello di Sander, il quale illustra bene come la relazione evolva e il suo schema ci può essere di aiuto per comprendere come un certo tipo di relazione sia appropriata in una fase evolutiva e inappropriata in un’ altra).

Il disturbo è la categoria più grave di disfunzione relazionale.

Le categorie meno gravi, la turba e la perturbazione, sono molto più comuni e molto meno premonitrici di problemi individuali.

Turbe (relationship pertubation) Le turbe sono variazioni normali nelle relazioni, causate dallo sviluppo del bambino o da fattori di malattia. Nel caso di una turba i cambiamenti di comportamento del bambino richiedono cambiamenti corrispondenti nei modelli interattivi del genitore. Sono caratterizzate da:

  • Alterazioni passeggere dell’ ambiente

  • Sostegno sociale e familiare soddisfacente

  • Breve durata, in genere inferiore ad un mese

Esempio: un bambino di sette mesi i cui ritmi del sonno sono disturbati per 6-8 giorni, durante e dopo le vacanze familiari. Si parla di turba della relazione, allorché i risvegli cominciano ad affaticare la madre e ad incrinare il senso di competenza materno, e non appena il disturbo del bambino cessa, la madre si tranquillizza, riprendendo la sua funzione. È un momento critico, transitorio, che è risolto dal nucleo familiare e dal bambino.

Perturbazioni (relationshipip disturbance) Le perturbazioni delle relazioni sono condizioni a rischio. Riteniamo che questa classificazione indichi dei modelli ripetitivi di interazione incoerente e insensibile che, se perdurano, evolvono con tutta probabilità verso una psicopatologia individuale o relazionale nel seguito dello sviluppo. I modelli interattivi sono più rigidi che nelle turbe, ma non si diffondono in tutti i contesti di interazione. La durata di una perturbazione comportamentale è in genere superiore a un mese.

Riassumendo:

modelli della regolazione dell’interazione inappropriati o insensibili;

modelli d’interazione non rigidamente fissati;

regolazione disfunzionale limitata ad un campo d’ interazione; che non riguarda tutto l’ambito (range) delle interazioni;

media durata: da uno a tre mesi.

Esempio: una bambina di 6-9 mesi, rifiuta i cibi solidi per parecchi mesi, durante lo svezzamento (momento di transizione importante nella relazione genitore -bambino). Queste difficoltà ritardano la ripresa dell’attività lavorativa da parte della madre; il disturbo si protrae per oltre un mese, la madre perde facilmente la pazienza, si arrabbia, e la relazione volge verso una regolazione inappropriata. Se il disturbo non si protrae oltre ai tre mesi e la situazione si risolve, la madre rientra al lavoro e lo sviluppo riprende normalmente. Se, invece, il problema si fissa, tendendo a riguardare anche altri ambiti, rischierà di evolvere in una psicopatologia.

Disturbi (relationship disorder) I disturbi delle relazioni sono caratterizzati da modelli interattivi rigidi. A questa categoria appartengono quei modelli d’interazione che sono associati al fallimento nel portare a termine i compiti evolutivi propri dell’ età di uno o di entrambi i partner.

Un criterio indicativo è la durata del problema, che in genere supera i tre mesi.

I sintomi si diffondono in parecchi contesti, come l’ asilo nido e la casa, o si evidenziano in una varietà di campi di azione, come il gioco e il riposo.

E’ caratterizzato da:

modelli di regolazione dell’interazione inappropriati ed insensibili;

modelli interattivi rigidi e difficili da modificare;

i compiti evolutivi di uno o di entrambi i partners non sono portati a termine;

c’è maggiore probabilità che la regolazione disfunzionale si espanda in più contesti d’ interazione ed in più campi funzionali;

lunga durata (dai tre mesi in su).

Esempio: un bambino di tre anni, all’asilo è aggressivo con i compagni e si rifiuta di seguire quello che gli dicono i genitori e gli insegnanti. La madre non lo può lasciare a casa con nessun’ altra persona.

I sintomi si estendono ad altri ambiti relazionali (asilo), oltre che riguardare la relazione con la madre. La situazione può evolvere verso un quadro psicopatologico ed il trattamento è fondamentalmente rivolto alla relazione madre-bambino.

Quando studiamo una relazione, il primo aspetto da verificare è vedere se è caratterizzata da una regolazione appropriata, definita non tanto dai comportamenti, quanto dalle dinamiche relazionali che s’instaurano tra il bambino e le figure significative (padre, madre, ecc.).

Le caratteristiche di una relazione, da prendere in considerazione sono:

Sincronia: vedere se c’ è una sincronia reciproca tra le fasi della madre e quelle del bambino. Esempio: durante l’allattamento, è fondamentale che la madre resti silenziosa ed in attesa, perché altrimenti il bambino, mentre deve succhiare, si troverebbe esposto alle sollecitazioni sociali materne. Quando il bimbo prende fiato per fare una pausa, la madre inscrive la sua interazione sociale. Se manca questa sincronizzazione, si possono creare delle sovrapposizioni e delle reciproche difficoltà.

Reciprocità: ossia tener presente la posizione dell’altro.

Coinvolgimento.

Modulazione: la capacità di regolare gli stati d’animo. È importante vedere quali aspetti sono maggiormente in gioco: se madre e bambino interagiscono e si mandano segnali affettivi, se sanno modularli, o se, invece, la relazione del bambino è improntata sulla rabbia verso la madre, o sul risentimento verso di lei, perché lei non lo accontenta abbastanza o non fa quello che lui le chiede.

Esempio: “Strange Situation” riguardante un bambino con attaccamento ambivalente o ansioso resistente, che non vuole che la madre se ne vada e, quando lei si allontana, il bambino si avvinghia a lei, perché ha paura della separazione, piangendo con molta insistenza. In questo bambino, la tonalità del pianto è differente rispetto a quella dei bambini con attaccamento sicuro: mentre questi ultimi mostrano un pianto di dispiacere e disperazione, questo bambino piange in modo rabbioso contro la madre e, quando lei ritorna, non riesce a calmarsi, pur stando in braccio alla madre e nonostante le sue rassicurazioni. Poi la tonalità del pianto gradualmente si abbassa, indicando un progressivo calmarsi del bambino; ma la madre, invece che continuare a rassicurarlo, lo rimette a terra, così lui, sentendosi nuovamente esposto al rischio di separazione, riprende a piangere.

In una relazione iperregolata di solito l’orchestrazione da parte del genitore è intrusiva e insensibile e il bambino ha scarse opportunità di dare inizio e condurre le interazioni.

Si può osservare da parte del piccolo sia un attaccamento eccessivo che un evitamento attivo:

-può restare molto coinvolto nella relazione col genitore intrusivo;

-può ritirarsi, evitando il coinvolgimento affettivo nella relazione.

Tale meccanismo, detto “disengagement” fa parte del repertorio di difese biologiche, come ha messo in luce la Fraiberg.

Per esempio nell’ambito della sintonizzazione, durante l’allattamento del primo mese, è importante che sia la madre ad iniziare l’interazione, mettendo il seno in bocca al bambino e prendendo così l’iniziativa. Progressivamente, nel secondo e nel terzo mese, il bambino è più attivo, cerca il capezzolo materno e riesce ad attaccarvisi da solo. Se la madre non sa aspettare e sostenere i tentativi autonomi del figlio, fra loro s’instaura uria relazione iperregolata.

Una relazione iporegolata manca di inibizione, e il coinvolgimento reciproco è scarso. L’iporegolazione può manifestarsi come mancanza di reazione da parte dei genitori ai segnali del figlio quando questo è molto piccolo e come evitamento emotivo, ritiro e isolamento da parte del bambino più grande.

Come nel caso dell’ iperregolazione, le iniziative del bambino non trovano risposta, in questo caso non perché il genitore previene e dirige l’attività del figlio ma perché non vi presta attenzione.

La regolazione inappropriata è un modello di regolazione deviante che non si può classificare come un eccesso o una carenza di regolazione. I tempi di risposta possono non essere in sincronia con i segnali elicitanti. Oppure il bambino può essere oggetto di controlli inappropriati per la sua età o per il suo stadio evolutivo.

La regolazione inappropriata produce interazioni negative ed esiti disforici.

La regolazione irregolare si riferisce a modelli interattivi che variano nel loro grado di controllo e di costanza.

Il genitore s’ impegna in un certo numero di modelli individuabili, ma solo per brevi intervalli di tempo, e può passare dall’ iperregolazione all’ iporegolazione o alla regolazione inappropriata. Il modello può essere coerentemente irregolare se la madre utilizza sempre il medesimo stile interattivo per una situazione (per esempio la nutrizione ) e ne usa un’ altro per l’ interazione relativa al gioco o al momento di mettere a letto il bambino. Il modello può essere incoerentemente irregolare se nell’ ambito dello stesso campo d’ interazione si rilevano diversi tipi di controllo della regolazione.

La regolazione caotica è una forma estrema di regolazione irregolare in cui la relazione nel corso dell’interazione è altamente variabile.

Anders considera che prima del sesto mese di vita i disturbi più frequenti sono quelli del comportamento di nutrizione e del sonno (regolazione fisiologica). Comprendono il mangiare troppo o troppo poco, il vomito e i problemi del tratto gastrointestinale inferiore e superiore. Nel caso più estremo, un disturbo del comportamento di nutrizione può assumere i connotati di una mancata crescita di origine non organica.

I disturbi del sonno o del momento di andare a dormire comprendono i problemi dell’andare a letto e del rimanere svegli. Nei bambini più grandi sono comuni i rituali notturni, le difficoltà di addormentarsi, la paura del buio, il rifiuto di dormire da soli e i frequenti risvegli notturni.

Al compimento del primo anno di vita possono manifestarsi delle sindromi di sicurezza-esplorazione.

La sindrome di sicurezza-esplorazione è caratterizzata da un aggrappamento eccessivo e da vibranti proteste al momento della separazione dalle figure d’ accudimento primarie, o viceversa dalla resistenza all’ interazione e al coinvolgimento, espressa attraverso un evitamento attivo del contatto al momento della riunificazione con la madre. La curiosità e l’ esplorazione sono inibite, specialmente in situazioni inconsuete o stressanti.

Le sindromi del controllo si evidenziano intorno a un anno. Una perturbazione del comportamento di nutrizione può diventare una perturbazione del controllo quando la fame, la sazietà e la regolazione omeostatica diventano lotte sulle preferenze per i cibi e sugli stili nutritivi.

Le sindromi del controllo possono presentarsi come scoppi d’ ira, rifiuto di cooperare ed esplosioni di aggressività in risposta alla definizione dei limiti o alle richieste di sottomissione.

Anche le cosiddette sindromi di abuso fisico possono essere considerate come un disturbo della relazione.

Le sindromi relative ai confini, che forse sono i precursori dei disturbi borderline della fanciullezza, sono più facilmente osservabili nei bambini che hanno compiuto i due anni di età, e sono caratterizzate da un’ estrema labilità dell’ umore e del comportamento e da manifestazioni di un concetto di sè caotico o disorganizzato. Sia i genitori che i figli sono incapaci di differenziazione. Le aspettative reciproche sono irrealistiche e inappropriate. La regolazione della relazione tende a essere globale ed esplosiva anziché modulata e focalizzata.

Le sindromi relative allo scambio affettivo possono verificarsi a qualunque età e sono caratterizzate da irritabilità, apatia, ritiro, opposizione e negativismo.

Nei bambini più piccoli, alcuni sintomi fisici, in special modo l’ agitazione e il pianto prolungato e frequente, possono indicare un problema di modulazione affettiva. In età più avanzata possono prevalere la timidezza, il ritiro o il negativismo, e il problema relazionale può essere collegato a difficoltà di regolazione nella segnalazione delle emozioni e nel riferimento reciproco. Come abbiamo visto, occorre valutare la condivisione delle interazioni secondo l’ intensità affettiva, la modulazione e la sincronia, così come è opportuno valutarne la portata.

I problemi di regolazione delle differenze sessuali possono manifestarsi nel secondo e terzo anno di vita, quando i modelli di gioco, gli stili di abbigliamento e le preferenze per i compagni possono cominciare a entrare in conflitto con i valori dei genitori.

nterazioni secondo l’ intensità affettiva, la modulazione e la sincronia, così come è opportuno valutarne la portata.

I problemi di regolazione delle differenze sessuali possono manifestarsi nel secondo e terzo anno di vita, quando i modelli di gioco, gli stili di abbigliamento e le preferenze per i compagni possono cominciare a entrare in conflitto con i valori dei genitori.