Un contributo che merita una trattazione approfondita è la Teoria dell’ Attaccamento con tutti gli studi che ne sono conseguiti.

Bowlby non era soddisfatto della spiegazione psicoanalitica secondo la quale l’ amore della madre deriva dalla soddisfazione delle pulsioni orali, né era accordo con la Teoria dell’ apprendimento sociale, secondo la quale la dipendenza era basata sul rinforzo secondario.

Trovò una conferma alle sue ipotesi nell’ etologia e nel concetto di imprinting, elaborato da Lorenz , ossia il processo di formazione dei legami sociali direttamente legato alla dotazione genetica della specie.

Osservò che i bambini mettono in atto una serie di comportamenti innati quali il pianto, il sorriso, l’ aggrappamento, il seguire che hanno la funzione di mantenere la vicinanza della madre. Questi comportamenti maturano in maniera relativamente indipendente durante il primo anno di vita e diventano sempre più integrati durante la seconda metà del primo anno. Inoltre sebbene i piccoli dell’uomo mandino inizialmente in modo indiscriminato segnali di ricerca di contatto a chiunque si prende cura di loro, ben presto questi comportamenti vengono indirizzati ad una figura primaria.

In questo modo Bowlby introduce i concetti etologici di stimolo segnalatore e degli elicitatori sociali (gli stimoli possono essere sia esterni che intrapsichici) che attivano, disattivano o interrompono risposte specifiche.

Al tempo stesso la madre dispone di un repertorio innato di risposte di cura. Questo da una spiegazione di tipo evolutivo al comportamento di attaccamento e lo porta ad essere un sistema motivazionale primario perché la vicinanza con la figura di attaccamento ha lo scopo di proteggere il piccolo dal pericolo e quindi serve alla sopravvivenza dello stesso.

Harlow (1959) contribuì a confermare la teoria dell’attaccamento riscontrando che il ricevere nutrimento dalla madre non rappresenta una condizione sufficiente per la creazione dell’ attaccamento: piuttosto l’ attaccamento si instaura sulla base del calore ricevuto dalla madre.

Bowlby giunge così a ridefinire in termini positivi il concetto di dipendenza ritenendo che l’ attaccamento svolge una funzione sana e naturale per tutta la vita.

Bowlby (1969) definisce il comportamento di attaccamento come il comportamento finalizzato ad assicurare la vicinanza a una figura di attaccamento con la funzione adattiva di proteggere il piccolo dal pericolo.

L’ attaccamento assolve la funzione di base sicura per cui il bambino in presenza della madre esplora attivamente l’ ambiente. Questo comportamento d’esplorazione costituisce il fondamento dell’apprendimento.

Nel caso in cui il bambino si sente minacciato o a disagio interrompe le sue esplorazioni e si riavvicina alla madre che in questo caso assolve la funzione di rifugio sicuro. Nel caso in cui il bambino viene separato dalla madre, protesta vivacemente. Riassumendo tre sono le caratteristiche principali dell’attaccamento rispetto ad altri legami relazionali:

– la ricerca della vicinanza: il bambino cercherà di rimanere nel raggio protettivo dei genitori. Questo raggio si riduce in situazioni di pericolo o non note.

– effetto base sicura: la presenza di una figura di attaccamento stimola la sicurezza nel bambino. Ne deriva un atteggiamento di scarsa attenzione nei confronti dell’attaccamento e un fiducioso comportamento d’ esplorazione e gioco.

– protesta di fronte alla separazione: la minaccia all’accessibilità alla figura d’ attaccamento da origine a proteste e tentativi attivi di allontanare la separazione.

Weiss individua anche altre caratteristiche dell’ attaccamento infantile:

-elicitazione nelle situazioni di pericolo: i bambini si rivolgono ai genitori come una fonte di sicurezza quando si sentono minacciati.

– specificità delle figure di attaccamento: una volta che si é formato l’ attaccamento con una figura particolare, solo quella è oggetto di attaccamento.

– inaccessibilità al controllo cosciente: sentimenti di attaccamento persistono anche in situazioni, (ad esempio la morte della figura di attaccamento), in cui si riconosce l’ impossibilità di ricongiungersi alla figura.

– persistenza: l’ attaccamento non svanisce a causa dell’ abituazione.

– intensità dell’esperienza con la figura d’ attaccamento: l’attaccamento persiste anche quando la figura di attaccamento è trascurante o violenta.

In “The Nature of the Child’ s Tie to His Mother” (1958), Bowlby passa in rassegna e rifiuta le spiegazioni psicanalitiche relative al legame libidico del bambino alla madre, che consideravano il soddisfacimento dei bisogni come primario e l’ attaccamento come pulsione secondaria o derivata e ipotizza l’esistenza di un sistema di attaccamento non collegato al nutrimento e che questo fosse un sistema motivazionale primario fondamentale alla sopravvivenza del bambino piccolo.

Lichtenberg (1989) propone un interessante ampliamento delle ipotesi sulla motivazione di Freud e di Bowlby.

Rifacendosi all’Infanth Research, a Stern, e alla psicologia del Sé propone di concettualizzare la motivazione come una serie di sistemi volti a promuovere la realizzazione e la regolazione dei bisogni di base.

Ogni sistema, durante l’infanzia, contribuisce alla regolazione del Sé, in interazioni mutualmente regolate con la madre.

Inoltre: ogni sistema funziona in ogni momento dello sviluppo; talvolta prevale un sistema a volte un altro; ogni sistema influenza gli altri perciò il successo nella regolazione di uno contribuisce al successo della regolazione degli altri.

Delinea cinque sistemi motivazionali e funzionali, ognuno costruito attorno ad un bisogno fondamentale: il bisogno di regolazione fisica di esigenze fisiologiche; il bisogno di attaccamento-affiliazione; il bisogno esplorativo-assertivo; il bisogno di reagire avversivamente attraverso l’ antagonismo o il ritiro; il bisogno di piacere sensuale e di eccitazione sessuale.

Lichtenberg sostiene, rifacendosi agli studi sullo sviluppo del bambino piccolissimo, che i neonati non sono creature passive, prive di relazioni, e disorganizzate, sono invece sin dalle prime ore di vita molto recettivi agli stimoli durante lo stato di veglia. Da ciò se ne deduce che anche l’organizzazione del Sé e le capacità simboliche sono precoci.

Inoltre gli affetti ricoprono un ruolo fondamentale nella costituzione dei sistemi motivazionali: infatti, è nell’ esperienza della relazione diadica fra madre e bambino che i bisogni nascono e vengono soddisfatti

I sistemi motivazionali contribuiscono alla formazione del Sé inteso come un centro indipendente d’avvio, d’organizzazione e di integrazione.

Emde ipotizza quattro motivazioni primarie presenti fin dalla nascita che contribuiscono allo sviluppo del Sé: la prima è la tendenza all’ attività, la quale comporta un incremento dell’ organizzazione e la comprensione del mondo.

La seconda motivazione di base è l’ autoregolazione: lo sviluppo degli organismi viventi è orientato a raggiungere degli scopi evolutivi per il raggiungimento dei quali può utilizzare molte vie ( equifinalità di Bertalanffy).

Questo principio è bene illustrato da come i bambini con dei deficit sensoriali possono raggiungere ugualmente degli scopi evolutivi come la costanza d’ oggetto ecc.

La terza motivazione è la predisposizione alla socializzazione che corrisponde all’ attaccamento di Bowlby.

L’ ultima motivazione di base concerne il monitoraggio affettivo che è ad appannaggio dei genitori ma anche del bambino che usa il monitoraggio affettivo per dirigere il suo comportamento sia che la madre intervenga in risposta ai segnali del bambino sia che non lo faccia.

Un grande contributo alla Teoria dell’ attaccamento ci proviene dalla Ainsworth (1973), la quale ha contribuito all’ ampliamento della teoria della sicurezza di Blatz e alla spiegazione delle differenze individuali nei comportamenti di attaccamento, scoperte grazie alla procedura della Strange Situation.

Secondo la teoria della sicurezza nella prima e seconda infanzia i bambini devono sviluppare una dipendenza sicura dai genitori prima di imbarcarsi in situazioni non familiari in cui devono cavarsela da soli.

La dipendenza sicura fornisce una base per apprendere le capacità e sviluppare le conoscenze che rendono possibile dipendere da se stessi e conseguire una sicura emancipazione dai genitori.

La dipendenza sicura dai genitori deve essere seguita da una dipendenza sicura dai pari e poi da un patner.

Il suo contributo sulle differenze individuali nel comportamento di attaccamento nasce dagli Studi Ganda e Baltimora in cui utilizzò l’ osservazione naturalistica delle interazioni fra madri e bambini dal primo mese di vita fino a dodici mesi.

Mary Salter Ainsworth notò che le madri avevano diverse modalità di risposta ai segnali del bambino e giunse a considerare come caratteristiche materne più importanti per formare un attaccamento sicuro, la sensibilità e la responsività, ovvero la capacità di percepire i segnali del bambino e di rispondervi in maniera pronta ed adeguata e ideò una scala per misurare la sensibilità materna.

In un secondo momento utilizzò la procedura osservativa della Strange Situation ideata da lei e da Witting per studiare l’ interazione dei comportamenti di attaccamento e di esplorazione in situazioni di basso ed elevato stress degli stessi bambini di un anno osservati nello studio Baltimora .

La Strange Situation (1978) è un minidramma composto da otto episodi che dura circa venti minuti al quale partecipano la madre il bambino e un estraneo: il bambino e la madre vengono portati in una stanza da gioco e la madre esce e rientra per due volte.

La Ainsworth osservò soprattutto il comportamento esplorativo e la reazione del bambino al ritorno della madre e trovò che esistono tre tipi di attaccamento:

– Attaccamento sicuro: il bambino mostra segni di perdita durante le separazioni e al ritorno corre incontro alla madre, si fa consolare e poi ritorna a giocare.

– Attaccamento evitante: il bambino non piange durante le separazioni, evita e ignora il genitore al suo ritorno e si allontana se viene preso in braccio dalla madre.

– Attaccamento ambivalente: il bambino appare preoccupato durante tutta la procedura, non esplora l’ambiente, e al ritorno del genitore focalizza la sua attenzione sul genitore ma può anche avvicinarsi e allontanarsi alternativamente. A questo gruppo appartengono anche i bambini con attaccamento ansioso-resistente che al ritorno della madre continuano a protestare per la separazione anche se la madre cerca di consolarli.

Main e Solomon (1990) avevano osservato la presenza di una nuova categoria di comportamento infantile alla Strange Situation, che in seguito fu definito « disorientato /disorganizzato ».

Nell’ attaccamento disorientato-disorganizzato, il bambino manca totalmente di una strategia per affrontare lo stress della separazione: può mettere in atto comportamenti stereotipati, può avvinghiarsi alla madre e contorcersi per divincolarsi contemporaneamente, correre verso la madre e poi buttarsi a terra.

La scoperta di questa categoria ha avuto una grande influenza sulla psicopatologia perché si ritiene che gli adulti che sviluppano le patologie più gravi abbiano avuto nell’ infanzia questo tipo di attaccamento.

Osservando i bambini che appartengono a questa categoria è stato rilevato che in campioni ad alto rischio questo comportamento era associato a maltrattamenti. Altre volte era messo in relazione con comportamenti genitoriali che suscitano paura come improvvisi gesti minacciosi, o improvvise invasioni nello spazio personale del bambino.

In campioni a basso rischio era associato a traumi irrisolti dei genitori, per lo più lutti (studi Bay Area e Charlottesville) oppure abusi fisici o sessuali subiti dai genitori nell’ infanzia. In questi casi il resoconto delle esperienze di perdite dei genitori durante l’ A.A.I. (Adult Attachment Intrwiew), erano caratterizzati da lapsus nei processi di ragionamento (es: considerare la persona contemporaneamente morta e viva) lapsus nel discorso (es: alterazioni formali del discorso, cambiamento di stile del racconto), resoconti di reazioni comportamentali estreme (es: reazioni esagerate per la morte di personaggi pubblici e assenza di reazioni di dolore per la morte di una persona vicina).

Dato che la figura di attaccamento di norma costituisce per i bambini la soluzione a tutte le situazioni che comportano paura (questa è la funzione di “rifugio sicuro” svolta dalla figura di attaccamento), quando invece il bambino si trova di fronte alla figura di attaccamento che suscita paura o è impaurita senza una ragione comprensibile il bambino si trova ad affrontare una situazione paradossale in cui dovrebbe fuggire dalla figura di attaccamento perché è fonte di paura e contemporaneamente avvicinarla come rifugio sicuro. Inoltre il genitore che momentaneamente si trova in uno stato dissociato in cui sta ricordando l’ esperienza di perdita tende ad allontanare il bambino.

Main ed Hesse (4) sostengono che al bambino vengono a mancare le strategie difensive e quindi la sua risposta allo stress della Stange Situation è un comportamento disorientato-disorganizzato: disorientato perché manca di

(4) in Ammaniti e Stern 1992

orientamento rispetto all’ ambiente esterno (immobilizzazione, espressione stupefatta), disorganizzato perché mette in moto comportamenti conflittuali che attivano sistemi incompatibili: stereotipie, congelamento, apprensione verso il genitore ecc.

Liotti (5) ha proposto che alcuni genitori di bambini disorientati-disorganizzati possono soffrire di esperienze parzialmente dissociative.

Gli stati dissociativi osservati nel genitore possono suscitare intrinsecamente paura nel bambino che lo osserva, e attraverso questo meccanismo produrre stati lievemente dissociativi nel bambino: ha osservato, infatti, che i bambini classificati nella categoria D (disorientati-disorganizzati) possano a volte trovarsi in stati simili alla trance e ritiene che il ripetersi di tali stati possa aumentare il rischio di un successivo sviluppo di disturbi dissociativi.

Diversi ricercatori hanno osservato che questi bambini possono sviluppare fobie collegate al trauma del genitore, o può temere che il proprio Sé sia la causa della paura del genitore.

Per di più un genitore impaurito può provocare risposte lievemente aggressive persino in un bambino piccolo, che più tardi possono diventare fantasie aggressive.

Per Bowlby la determinante di un’ attaccamento insicuro era la separazione. Dopo Bowlby e la Ainsworth molti autori hanno contribuito ad ampliare la teoria dell’ attaccamento con le loro ricerche.

Molti studi sono stati fatti per scoprire quali fossero le caratteristiche importanti per lo sviluppo di un attaccamento sicuro.

Fonagy (6) ritiene che sia determinante la funzione riflessiva del sé, ossia la capacità della madre di essere in contatto con gli stati mentali propri e del bambino e considerare il bambino come un essere intenzionale fin dai primi mesi.

Altre ricerche hanno messo in luce altre caratteristiche materne correlate con l’attaccamento sicuro: la prontezza della risposta della madre all’ansia del bambino, la stimolazione, la sincronia, il coinvolgimento il calore, la capacità di contenimento, la comunicazione, gli affetti positivi.

Altri autori come Thomas e Chess (1982) e Sroufe (1985) hanno invece studiato l’influenza del temperamento del bambino nello sviluppo del sistema di attaccamento.

Da questi studi si deduce che più che le caratteristiche temperamentali del bambino sono importanti le caratteristiche materne: infatti, anche un bambino con un temperamento difficile può sviluppare un attaccamento sicuro se interagisce con una figura di attaccamento sensibile e responsiva, anche se questi bambini richiedono effettivamente più sforzi in tal senso alle madri.

Inoltre i bambini con temperamento più difficile sono più sensibili ai segnali materni.

Soltanto la predisposizione all’ansia sembra una caratteristica temperamentale che ha effetti più diretti sull’ attaccamento.

Altri autori hanno indagato l’importanza di variabili intervenienti sulla relazione madre-bambino come lo stress, il supporto sociale, la qualità matrimoniale, il ruolo del padre che svolge un ruolo importante definendo in modo positivo il compito svolto dalla madre.

La prospettiva ecologica di Bronfenbrenner ha contribuito ad estendere le indagini al di là della relazione madre-figlio abbracciando il contesto più ampio in cui avviene lo sviluppo dell’individuo.

Zeanah e Boris (2000) hanno partecipato allo sviluppo, in ambito clinico, della Teoria dell’ Attaccamento, proponendo una classificazione dei disturbi dell’ attaccamento:

Il disturbo da assenza di attaccamento è caratterizzato da un fallimento nello sviluppo della preferenza verso una specifica figura di attaccamento. Questo quadro si osserva nei bambini istituzionalizzati o nei bambini che vivono in ambienti estremamente deprivati e trascuranti. Il bambino non dimostra preferenze per una figura di attaccamento adulta in particolare, nemmeno quando si fa male, quando ha paura, quando sta male o in altre situazioni che solitamente stimolano il sistema comportamentale di attaccamento.

Inoltre non protesta alle separazioni o protesta indiscriminatamente: per esempio piange ogni volta che si deve separare da qualcuno; se il bambino è socievole tende ad esserlo con chiunque.

Per diagnosticare questo tipo di disturbo il bambino deve avere un’età mentale di almeno otto mesi dato che prima degli otto mesi non è possibile parlare di un attaccamento vero e proprio.

Il bambino con un disturbo dell’ attaccamento indiscriminato tende ad abbandonare ripetutamente la sicurezza offerta dalla presenza di una figura di attaccamento per esempio uscendo di casa e andando in strada, oppure trovandosi un posto affollato invece di rimanere ad una distanza di sicurezza dalla madre si allontana e può perdersi.

Ciò costituisce una situazione di rischio dato che i bambini non possiedono dei meccanismi di autoprotezione.

I bambini normalmente, soprattutto nei primi anni di vita, nel regolare il proprio comportamento fanno riferimento agli adulti significativi: guardano il volto dei genitori per capire se una situazione è più o meno sicura, i genitori lo istruiscono dicendo: – non toccare, non si fa! -. In questo modo il bambino giunge ad una regolazione del proprio comportamento. Il periodo fra il primo e il secondo anno di vita è fondamentale per lo sviluppo di questa capacità di autoregolazione.

Questo implica che la madre segua il bambino, che sia attenta, che trovi delle forme regolative, dei limiti e che il bambino internalizzi le regole ed i limiti. Se non si stabilisce una situazione di questo genere si può creare un comportamento sregolatore spericolato nel bambino.

Inoltre il bambino manifesta comportamenti di promiscuità sociale dimostrandosi molto amichevole o cercando conforto o protezione da parte di adulti poco familiari o assolutamente sconosciuti.

Nel disturbo dell’attaccamento indiscriminato ci sono due sottotipi:

1) socialmente promiscuo: il bambino ha un atteggiamento sociale indifferenziato, ha un atteggiamento amichevole indiscriminato, e responsività sociale superficiale. Il bambino diventa immediatamente amico con chiunque ma in modo indiscriminato e superficiale e non riesce a stabilire una vera amicizia.

Inoltre, quando è angosciato, il bambino può cercare conforto rivolgendosi a più persone.

2) instabilità, facilità agli incidenti e tendenza al rischio. Il bambino mostra modalità di comportamenti instabili tendenti a incidenti e a rischi.

Il disturbo dell’ attaccamento inibito, per alcuni versi, è un disturbo opposto al precedente.

Per quanto riguarda l’equilibrio tra attaccamento ed esplorazione nel precedente disturbo l’equilibrio era spostato sull’esplorazione, in questo disturbo è spostato sul versante dell’attaccamento e non c’è un’esplorazione adeguata all’età del bambino.

I bambini che hanno questo disturbo rimangono attaccati alla figura di attaccamento, non sono disposti a staccarsi da lei, non esplorano l’ambiente, sono riluttanti al contatto alla manipolazione di oggetti inanimati, ai giochi in ambienti non familiari specialmente in presenza di estranei.

Il bambino evita attivamente le interazioni sociali con persone che non sono le figure d’ attaccamento o si ritira dall’interazione con estrema facilità, esibisce una gamma di affetti ristretta nelle situazioni sociali, anche in presenza della figura di attaccamento, tendendo ad osservare gli estranei con aria diffidente o corrucciata.

Questo tipo di relazione genera sempre più insicurezza perché non vi è una relazione basata sulla fiducia, ma si ritiene che l’altro possa fuggire via. E’ una relazione possessiva e controllante dove gli aspetti della gelosia diventano centrali e dove la rabbia e il risentimento possono essere usati come modi per scoraggiare l’autonomia dell’altro.

Anche qui troviamo due tipologie:

– L’ una è caratterizzata da dipendenza eccessiva: il bambino si sente a proprio agio solo in prossimità della figura di attaccamento, ma è facilmente impaurito da ambienti, oggetti e individui non familiari; inoltre anche quando il bambino sta accanto alla madre non è tranquillo, è sempre ansioso e la sua attenzione è sempre polarizzata sulla figura di attaccamento.

La separazione dalla figura di attaccamento è decisamente difficile e comporta una angoscia eccessiva.

– L’ altra è connotata da acquiescenza compulsiva: il bambino è facilmente accondiscendente alle direttive della figura di attaccamento, senza forma alcuna di resistenza, fino ad annullare se stesso e non fa valere il proprio punto di vista. La sua strategia è quella di mantenere il legame con la figura di attaccamento attraverso la compiacenza. Anche Winnicot ha parlato di tale condizione riferendosi ai disturbi del falso Sé.

Alla base della compiacenza c’ è il timore che l’altra persona ci possa lasciare, quindi il bambino vive con questa angoscia e la sua attività principale è quella di conquistare la figura di attaccamento.

Il disturbo dell’attaccamento aggressivo è condizionato dalla presenza di rabbia e d’aggressività. Secondo la teoria dell’ attaccamento la rabbia e l’ aggressività, entro certi limiti, possono essere in funzione del legame: attraverso la rabbia si segnala all’altra persona che c’è qualcosa che non va e ha una funzione adattiva. Quando in una relazione una persona va incontro ad una frustrazione, reagisce con la rabbia e l’aggressività che hanno una certa durata. Se si supera questa durata e se rabbia e aggressività costituiscono la caratteristica predominante della relazione si ha a che fare con un disturbo dell’attaccamento aggressivo. Questo disturbo tende a comparire dopo il secondo anno, ossia dopo che l’aggressività entra sempre più chiaramente nelle relazioni con il bambino.

E’ caratteristico dei bambini che mostrano una chiara preferenza per una figura di’attaccamento, ma la loro ricerca di consolazione viene spesso interrotta dall’esplosione di aggressività e di rabbia dirette contro la figura di attaccamento e contro loro stessi. Questi bambini hanno grande vulnerabilità, vengono facilmente feriti per cui basta poco a suscitare una aggressività diretta contro gli altri o contro di sé. Se succede loro qualcosa possono anche percuotersi fino a sbattere la testa contro il muro.

La rabbia, che può essere espressa fisicamente, verbalmente o in entrambi i modi, è un aspetto generalizzato della relazione di attaccamento e va al di là di un rifiuto ad obbedire e di temporanee frustrazioni adeguate all’età.

In generale il rifiuto ad obbedire non è in sé sufficiente a formulare la diagnosi di questo disturbo perché la sua caratteristica distintiva è la presenza di aggressività nel contesto della relazione di attaccamento diretta contro di sé e contro l’altro.

Possono essere presenti anche sintomi di angoscia di separazione (es. disturbi del sonno) anche se non costituiscono il motivo principale di preoccupazione da parte degli adulti perché in questo caso essi sono particolarmente preoccupati della aggressività del bambino.

Il disturbo dell’attaccamento con inversione dei ruoli è stato evidenziato nei bambini in età prescolare e scolare, ed è un’evoluzione dei quadri dei bambini D (disorganizzati). Quando il genitore torna dopo una separazione, questi bambini non ricercano una protezione ed una rassicurazione da parte della madre ma piuttosto sono loro che si prendono cura della madre. C’è un’ inversione dei ruoli con un duplice aspetto:

– controllo-accudimento: il bambino sembra prendersi cura del genitore al momento della riunione;

– controllo con la punizione: quando torna la madre, il bambino manifesta dei comportamenti autoritari e rifiutanti tendendo a colpevolizzarla per la separazione.

Il disturbo deve presentare queste caratteristiche:

– La relazione genitore-bambino è caratterizzata da una inversione cosicché il bambino assume il ruolo e la responsabilità normalmente assunti dai genitori.

– Questo è un pattern pervasivo della relazione.

– In ambienti non familiari il bambino si mantiene in una prossimità non ansiosa alla figura di attaccamento.

– Il bambino è eccessivamente sollecito, autoritario, assume atteggiamenti educativi e di controllo nella interazione con la figura di attaccamento.

– Il bambino mantiene un livello anomalo di controllo sul benessere psicologico della figura di attaccamento.