Il sonno è il periodo di riposo dell’organismo: è un fenomeno biologico ciclico caratterizzato dalla perdita della coscienza, dall’interruzione dei rapporti sensomotori che tengono unito il soggetto al suo ambiente e dal rallentamento delle funzioni metaboliche.

Il passaggio dalla veglia al sonno è un processo attivo che comporta fenomeni sensoriali (sensazioni, illusioni, allucinazioni occasionali) e fenomeni motori.

L’ EEG mostra un rallentamento e la diffusione dell’attività alfa; si hanno aumenti di theta e delta misti con alfa; diminuisce o talvolta aumenta l’ attività beta e poi evolve nel classico pattern dello stadio 1.

Allo stato di sonno si accompagnano altri cambiamenti fisici: rallentamento dei battiti cardiaci e del ritmo del respiro, calo della pressione del sangue e riduzione del tono muscolare.

Kahn e Rebuffat (2) si occuparono della caratteristica relativa assenza di movimento durante il sonno e, lavorando con i neonati, osservarono che i movimenti del corpo erano maggiori nella veglia, minori nel sonno attivo e indeterminato e minimi nel sonno quieto. Inoltre costatarono che nei bambini insonni i movimenti erano più numerosi e che i soggetti narcolettici si muovevano meno durante la veglia rispetto ai soggetti normali, presumibilmente a causa della loro sonnolenza persistente.

Alcuni movimenti dei neonati erano accompagnati da sospiri particolarmente nel sonno attivo, e spesso erano successivi ad attacchi d’ apnea centrale.

Un altro aspetto che caratterizza il sonno dei neonati è la traspirazione: Kahn e Rebuffat sostengono che sia minore nel sonno attivo che negli altri stadi.

Un’ altra funzione autonomica d’interesse è la frequenza cardiaca (HR): Muzel e al. (3) analizzarono l’ HR in relazione ai pattern di attivazione transitoria (TAPs) e videro che il battito cardiaco aumenta quando c’è movimento del corpo e prima di un TAPs.

Numerose ricerche evidenziano come i tracciati EEG del bambino fino ai cinque-sei anni di vita non possano essere classificati allo stesso modo di quelli dell’adulto.

Nei bambini si ricorre alla suddivisione tra:

  • sonno quieto o lento (simile a quello ad onde lente dell’adulto;
  • sonno attivo o rapido (simile a quello REM: Rapid Eye Movement);
  • sonno di transizione (con caratteristiche intermedie).

Attraverso l’osservazione dei comportamenti del neonato e dei tracciati EEG, è stato possibile descrivere il sonno quieto come caratterizzato da un tracciato EEG tendenzialmente sincrono, da ritmi cardiorespiratori regolari, assenza di movimenti oculari e talvolta presenza di movimenti di suzione.

Il sonno attivo è caratterizzato da una desincronizzazione del tracciato EEG, dalla presenza di un aumento del ritmo cardiorespiratorio, parallelo a movimenti oculari, e da sussulti, smorfie e sorrisi (Mancia, 1996), da movimenti del corpo, piccoli movimenti del viso ed espressioni del viso innate come paura, sorpresa, gioia, collera che sono i segni di un attività celebrale legata all’ apprendimento delle emozioni e della capacità di comunicare.

Le fasi del sonno attivo possono accompagnarsi ai comportamenti più vari ed essere presenti nella sonnolenza (drowsy REM), durante l’allattamento (sucking REM), quando il bambino piange (cryning REM) o è eccitato (fussing REM).

La regolazione e l’organizzazione temporale dei cicli sonno-veglia nell’infanzia sono, legati alla maturazione del sistema nervoso del bambino, il quale con gradualità passa dal sonno polifasico, che alterna il sonno e la veglia con brevi cicli di circa quattro ore ad un sonno progressivamente concentrato durante la notte.

A 6-9 mesi con lo sviluppo della formazione reticolare ascendente, del proencefalo e del ponte, strutture alla base del meccanismo di regolazione del sonno REM e di quello ad onde lente, il bambino acquisisce sempre più la capacità di maturare dei ritmi circadiani (Mancia, 1996).

Questa conquista neurocomportamentale si connette alla stimolazione cognitiva e all’interazione socioaffettiva, collegando lo sviluppo del ciclo sonno-veglia normale al sistema di caregiving, al contesto culturale e all’adattamento psicosociale del bambino (Sadeh, Anders, 1999; Anders, GoodIin-Jones, Sadeh, 2000).

Il ritmo sonno-veglia (S/V) nei primi anni della vita è una funzione fisiologica che subisce evidenti variazioni sia in termini comportamentali che neurofisiologici e nel corso delle fasi evolutive si producono delle modificazioni sia nella durata che nella ripartizione del sonno nelle 24 ore.

Il neonato dorme dalle 16 alle 18 ore il giorno e il sonno è distribuito uniformemente durante le 24 ore con risvegli ogni 3-4 ore.

Esistono però delle differenze interindividuali: ad alcuni bastano 14 ore di sonno, altri dormono fino a 20 ore.

Inoltre già a quest’ età alcuni iniziano a fare un sonno continuativo durante la notte, altri si svegliano ogni 30-60 minuti. Il sonno dei neonati è polifasico: essi non conoscono ancora la differenza tra il giorno e la notte, hanno bisogno di mangiare spesso, con un ritmo della fame modulato di circa 3-4 ore e i numerosi risvegli sono regolati dal senso di fame e sazietà, ma sembrano anche essere geneticamente determinati.

E’ stato messo in rapporto lo stato di sazietà con la riduzione del tono muscolare e il sonno: alla fine del pasto il bambino si distende, le membra si rilassano, le palpebre si chiudono e il sonno sopravviene per il senso di sazietà e per la fatica labiale dovuta ad una buona suzione. Infatti Debrè e Doumic (4) hanno rivelato che i bambini che poppano senza vigore dormono male e allo stesso modo, i bambini allattati al seno, hanno un rilassamento del tono muscolare migliore dei bambini allattati al biberon.

A partire dalla seconda settimana il bambino dorme due o tre ore di seguito, alla quarta cinque o sei di seguito.

I cicli di sonno sono brevi (50’) costituiti da una fase di sonno attivo (SA) seguita da una fase di sonno quieto (SQ). Il susseguirsi di 3-4 cicli permette un sonno di 3-4 ore consecutive nel primo mese. Nelle 24 ore si succedono circa 18-20 cicli di sonno, senza periodicità diurna o notturna.

Il sonno attivo rappresenta il 50-60% del sonno totale e può arrivare ad una durata totale di 8-10 ore al giorno. Il neonato si addormenta sempre in SA, dopo una fase di veglia calma o una poppata.

I rari casi d’ addormentamento in SQ si verificano dopo un pianto prolungato che non permette il passaggio all’ ipotonia tipica del sonno attivo.

Nel corso del primo mese di vita il pattern sonno-veglia è ancora pressoché indipendente dall’ambiente e poco influenzato dall’alternanza giorno/notte; esso è invece regolato da un ritmo endogeno innato, tipo free-running di circa 25 ore.

Occorrono parecchie settimane perché i bambini costituiscano un ciclo vero e proprio di sonno-veglia; dopo circa sedici settimane dalla nascita si stabilisce un ritmo chiaro di ventiquattro ore.

Dopo il primo mese al progressivo adattamento al ciclo luce-buio conseguono periodi di sonno più prolungati e concentrati nella notte, mentre i sonnellini diurni si regolarizzano.

A 6 settimane di età sono presenti periodi sostenuti di veglia e il periodo di sonno più lungo si distribuisce durante il periodo notturno.

Dopo i 2 mesi la veglia è distribuita nel tardo pomeriggio e la sera. A 2-3 mesi si passa dall’esordio del sonno in REM a NREM e il REM prevale nella seconda parte della notte.

Man mano che le fasi del sonno si allungano si ripartiscono in modo ineguale tra il giorno e la notte.

Nel primo trimestre il tempo dedicato al sonno si ripartisce durante l’ arco notturno in otto- dieci fasi che in seguito si uniscono.

Dopo i primi tre mesi il sonno diviene più profondo e la veglia è più attiva.

L’ addormentamento segue meno i pasti, così come il risveglio è meno legato alla fame e talvolta è più difficile la sera.

Il bambino diventa sempre più attivo, bisognoso di occuparsi delle attività motorie e delle interazioni affettive. Il sonno quieto aumenta e si differenzia in 4 stadi dal 4 mese e gli stadi NREM iniziano a prevalere nella prima parte della notte.

Nel feto e nel neonato il sonno quieto evolve più lentamente del sonno attivo; il sonno attivo è maggiore del sonno quieto durante i primi mesi; dopo i tre mesi cambia la qualità del sonno per avvicinarsi a quella dell’adulto: il SA, instabile, leggero, vulnerabile ai risvegli frequenti e ai movimenti corporei si riduce; il SQ aumenta ed è quantitativamente più rappresentato nel 60% dei bambini a 3 mesi e nel 90% a 6 mesi.

Il tipico tracciato alternante del neonato scompare nel primo mese di vita e s’ iniziano a differenziare gli stadi NREM già intorno ai 3 mesi con la comparsa delle onde delta. Dal terzo al sesto mese si definiscono i 4 stadi tipici del sonno NREM. Sul piano comportamentale questo sonno si caratterizza per la riduzione dei movimenti corporei, tranne scatti improvvisi generalizzati (startles), per la presenza di movimenti oculari lenti e per la regolarità della frequenza cardiaca e respiratoria. Tipiche figure fisiologiche del sonno NREM sono i fusi: gli abbozzi di questo evento fasico (prespindles) appaiono a 4-6 settimane di vita. I fusi sono ben definiti a 6 mesi e sincroni a 18-24 mesi; la loro densità è massima tra 3 e 9 mesi è minima tra 2 e 5 anni. I fusi sono più prolungati (1.8-3.4 sec) a 3-4 mesi e si riducono a 0.5-0.7 sec al termine del 2° anno; gli intervalli tra i fusi aumentano con l’età: 9-11” a 6 mesi e 19-28” a 24 mesi.

Tra il primo e il quarto mese di vita, il bambino inizia a sincronizzare i propri ritmi con quelli ambientali; si stabilisce un ritmo circadiano della temperatura, dell’attività cardiaca e respiratoria e il sonno acquisisce una struttura simile a quella dell’adulto. Il primo segno di una ritmicità circardiana è la comparsa nell’arco di tre-quattro settimane di una lunga fase di veglia fra le 17 e le 22, spesso agitata e caratterizzata da un pianto incoercibile.

Tra i quattro e i sei mesi il bambino può cominciare a dormire anche 6 ore continuative durante la notte e sta sveglio più a lungo di giorno. La quantità totale del sonno è di 12-14 ore.

In epoca neonatale il sonno attivo (SA) occupa un terzo del tempo di sonno totale, a sei mesi solo un quarto mentre a sue spese aumenta la quantità di veglia, si riduce il numero di episodi mentre la durata rimane uguale.

A 6 mesi il periodo di sonno più lungo segue il periodo di veglia più lungo ed è distribuito nelle ore notturne; avvengono due lunghi periodi di sonno notturno interrotti da un risveglio per mangiare.

Nei primi sei mesi di vita i bambini si svegliano più spesso dal sonno REM che non dal sonno quieto. Nel sonno notturno, nell’arco dei sei mesi, c’è un calo nel numero di risvegli dal sonno REM. Dopo il sesto mese si accorcia il periodo di veglia dopo i risvegli dal SQ (Ficca, Fagioli, Giganti, Salzarulo 1999).

Progressivamente la durata del sonno notturno passa da circa 9 ore a 3 mesi, a 12 ore tra 6 mesi e 1 anno. La notte dormono in maniera continuata il 44% dei bambini di 2 mesi e il 78% di 9 mesi.

Anche il tempo d’addormentamento cambia: si passa da una latenza del sonno di 30’ a 2 mesi, di 20’ a 6 mesi e di 15’ a 9 mesi.

La differenziazione chiara di sonno attivo, sonno quieto e veglia è possibile alla 36’ settimana.

Intorno a nove mesi avviene un aumento dei risvegli notturni tra le 21 e le 24 e tra le 3 e le 4 che continua spesso fino a due tre anni.

Man mano che il bambino prende coscienza del mondo esterno, gli stimoli possono cominciare a distarlo e anche la comparsa di sogni e incubi può cominciare ad interrompere il sonno.

Ad un anno il bambino dorme 13-14 ore e passa da 3-4 sonnellini a 2 e quindi dal sonno polifasico al sonno bifasico con un solo sonnellino pomeridiano a diciotto mesi.

Nel corso del secondo anno il bambino può diventare riluttante ad addormentarsi e sopportare male la separazione dalla madre che il sonno comporta e quindi comincia a risvegliarsi durante la notte. In questo periodo compaiono i rituali dell’ addormentamento.

Compare, inoltre, una ritmicità con redistribuzione delle fasi nel corso della notte: il sonno NREM prevale nella prima parte della notte e il sonno REM nell’ultima parte. La lunghezza dei cicli REM/NREM aumenta da 50’-60’ a 2 anni fino a 65-90’ a 5 anni, con circa 7-10 cicli per notte.

In sonnolenza si evidenzia un pattern EEG caratteristico con attività a 4-6 Hz di alto voltaggio in sede centrale e parietale.

L’ addormentamento avviene in fase NREM; lo stadio 2NREM compare 3-4’ dopo e lo stadio 3-4 NREM (attività delta di elevato voltaggio 0.75-5 Hz) dopo 7-15’ e occupa circa 2 ore del sonno totale. I fusi divengono sincroni a 12-14 Hz e sono ben evidenti le punte al vertice ed i complessi K.

Il sonno ad onde lente è più lungo e l’ampiezza EEG è più elevata in tutti gli stadi. La prima fase REM compare entro 60’ e il REM gradualmente si riduce dal 30% al 20-25% del tempo totale di sonno. La latenza del sonno da 15’ si allunga fino a 30’.

Da un esame dei vari studi sullo sviluppo del sonno del bambino si nota una grande variabilità nei dati poiché esistono differenze interindividuali notevoli.

Inoltre l’evoluzione del sonno dipende contemporaneamente dalla maturazione neurofisiologica, da fattori genetici e ambientali.

Che il sonno dipende grandemente dalla maturazione celebrale è reso evidente dall’osservazione delle differenze nella prevalenza dei disturbi del sonno nelle varie età e dalla distribuzione degli stadi REM, NREM e veglia nel corso dell’ ontogenesi e dalla riduzione graduale della quantità di sonno in particolare REM a favore della veglia (mentre il sonno NREM rimane pressoché costante). Anche il rapporto sonno attivo/sonno quieto è considerato un indicatore della maturazione.

Ad evidenziare l’ importanza dei fattori genetici ci sono tutte le ricerche che provano come i disturbi del sonno siano legati ad una familiarità.

Ma grande importanza a livello clinico rivestono i fattori ambientali e relazionali, dato che su quelli si può intervenire per risolvere un disturbo del sonno: man mano che il bambino cresce l’addormentamento e il risveglio vengono sempre più slegati dalla fame e dalla sazietà per dipendere dalle abitudini e dalla necessità del bambino dì adattarsi all’ ambiente, in questo modo l’ ambiente-madre svolge la funzione di sincronizzatore modificando i ritmi biologici innati.

Tabella 1: Differenze fra il sonno dell’adulto e il sonno del bambino

Neonato/Bambino Adulto

Tempo di sonno 1 6 ore 8 ore

Organizzazione

sonno-veglia Ultradiano diurno e notturno: Circadiano notturno:

18-20 cicli nelle 24 h; 4-6 cicli

cicli notturni

Proporzione (%)

REM/NREM 50/50 20/80

Lunghezza del

ciclo di sonno 50-60’ 90/100’

Esordio sonno REM NREM

Organizzazione

stadi del sonno Cicli REM-NREM Cicli NREM 3-4

egualmente distribuiti primo terzo della

durante il sonno notte e REM

nell’ ultimo terzo

Maturazione

dei pattern EEG LVMF pattern; HVS pattern 4 stadi NREM

1solo stadio NREM; > stadi

indeterminati

 

L’ analisi macrostrutturale del sonno si basa sull’analisi di parametri EEG, elettromiografici e elettrooculografici.

Nell’EEG distinguiamo diversi tipi di onde, in corrispondenza della banda di frequenza, che sono indicate con le lettere greche:

1) Onde delta da 1-4 sec, di ampiezza elevata

2) Onde teta: onde da 4-7 sec (che nell’ uomo si presentano principalmente nell’ età infantile);

3) Onde alfa: onde da 8-12 sec

4) Onde sigma: onde da 10-14 sec principalmente in forma di « fusi »

5) Onde beta: onde da 15-35 sec, irregolari e di bassa ampiezza.

Tra i « complessi » si possono osservare:

1- « Fusi ». brevi treni d’onda di ampiezza crescente e poi decrescente; le onde all’interno di questi gruppi, che ricordano un fuso, sono del tipo sigma (10-14 sec), e del resto ad un’analisi più precisa si presentano anche in altre fasi dell’EEG;

2. – Complessi K: brevi treni d’ onda ad alta frequenza seguite per lo più da un treno alfa che si registrano sulla sommità del capo;

3. – Onde sottili sulla sommità del capo (onde Vertex). Tra i fenomeni isolati troviamo gli “spikes”, oscillazioni sottili, brevi ed in parte molto pronunciate, che si presentano da sole o come fenomeno ripetentesi. Un altro tipo di fenomeni isolati sono i potenziali evocati.

Un altro indicatore importante per la diagnosi degli stadi del sonno è il tono muscolare che si può determinare mediante l’Elettromiografia (EMG), cioè mediante registrazione dell’attività elettrica del muscolo che è correlata all’attività meccanica.

I movimenti degli occhi possono essere osservati per lo più attraverso le palpebre chiuse e ci si serve dell’Elettroretinogramma (EOG).

Il sonno si può suddividere in due stati neurofisiologici diversi:

Fase del sonno quieto o lento o non-REM o sincronizzato:

E’ caratterizzato da attività motoria nulla, ed è costituto da quattro fasi che vanno dal sonno leggero al sonno pesante: I, II, III, IV.

E’ caratterizzato da un progressivo “addormentamento” del cervello: all’esame dell’elettroencefalogramma si presenta sotto forma di onde ampie e a bassa frequenza (onde lente).

Inoltre in questa fase c’è un calo della pressione sanguigna, della frequenza cardiorepiratoria e del metabolismo e il risveglio è facile.

Fase del sonno paradosso (SP) o fase dei movimenti oculari (o REM: Rapid Eye Movement) o fase del sonno rapido:

Viene chiamato sonno paradosso perché 1’ attività elettroncefalica è simile a quella della veglia mentre la soglia per il risveglio è molto elevata.

E’ inoltre caratterizzata da rapidi movimenti dei globi oculari e dal rilassamento del tono muscolare dell’ adulto e nel bambino dopo i due anni.

Nel neonato si assiste invece a piccoli movimenti delle estremità del viso o dell’ asse corporeo e un inibizione dell’ attività tonica mentoniera.

Inoltre è la fase in cui compaiono i sogni.

L’ EEG è caratterizzato da onde beta: onde poco ampie e ad alta frequenza. Si può ripartire in due stadi: fasico e tonico.

E’ stato dimostrato con la tecnica elettroencefalografica che il sonno di una notte è costituito da una periodica successione di cicli, della durata di più di un’ora ciascuno, che si ripetono quattro o cinque volte in una notte, ciascun ciclo comprende quattro fasi di sonno sincronizzato, con ritmo alfa o theta o delta. Oltre a queste fasi si ha una percentuale di sonno notturno desincronizzato, o REM, in cui si verifica l’attività onirica.

L’attività elettrica massima di un individuo sveglio e vigile è caratterizzata da un insieme di onde desincronizzate beta di frequenza relativamente alta (15-20 Hz) e di ampiezza ridotta (minore di 50 uV). Quando la persona è rilassata e chiude gli occhi il ritmo assume un andamento tipico con oscillazione della frequenza di 9-12 Hz e un’ampiezza maggiore di 50 uV; esso è detto ritmo alfa. Con l’inizio della sonnolenza, il ritmo riduce la sua ampiezza fino a scomparire e a essere sostituito da un tracciato di ampiezza molto minore e frequenza irregolare. Tale stadio è detto stadio I del sonno, ed è associato a rallentamento del ritmo cardiaco oltre che a una riduzione della tensione muscolare. A questo stadio fa seguito lo stadio 2 del sonno, caratterizzato da un tracciato a fusi, ossia dalla comparsa, su un tracciato di transizione, di brevi treni d’onda ad alta frequenza (14-18 Hz), detti complessi k. In questa fase l’individuo non è in grado di rispondere agli stimoli ambientali, gli occhi ruotano lentamente, in modo non coordinato, sotto le palpebre chiuse. Quindi, compare lo stadio 3 del sonno, in cui sono regolarmente presenti (circa uno per secondo) dei fusi su un tracciato costituito da onde lente e ampie. In questo stadio i muscoli continuano a rilassarsi e il ritmo cardiaco, cosi come quello respiratorio, diminuiscono ulteriormente. Nel momento in cui le onde ampie e lente diventano continue, il soggetto si trova nello stadio 4 del sonno. Quando una persona adulta si addormenta si percorrono tutti questi stadi in circa un’ ora, poi si ritorna brevemente allo stadio 2 ma, dopo poco, compare un nuovo tracciato, completamente diverso dai precedenti e assimilabile a quello proprio della veglia: alta frequenza e piccola ampiezza. Questa fase del sonno viene spesso denominata sonno paradossale perché a uno stato della muscolatura profondamente rilassato, che impedisce ogni capacità di risposta, si contrappone un’attività cerebrale apparentemente vigile, così come un aumento della velocità dei ritmi cardiaco e respiratorio. Nel sonno REM, che dura circa venti minuti, si manifestano, in prevalenza, i sogni.

Tabella 2: Stadi del sonno

Stadio W (veglia tranquilla)

La coscienza si conserva pur con gli occhi chiusi; nell’EEG si rilevano per lo più molte onde alfa, in particolare dal retro del capo. EMG: tono muscolare da medio ad elevato. EOG: saltuari lenti movimenti degli occhi, altrimenti niente attività EOG.

1 NREM

Stadio di « sospensione » (floating) con alternarsi tra coscienza (più o meno offuscata) e perdita di coscienza. L’ EEG mostra una graduale diminuzione dell’attività alfa sostituita da uno spettro di frequenze miste di bassa ampiezza che comprende onde beta, cioè simile alla arousal-pattern, frequenze miste alfa (8-12 Hz) e treni di theta (4-7 Hz) di alto voltaggio e Onde Vertex nette. EMG: tono muscolare da medio ad elevato. EOG: singoli movimenti lenti degli occhi.

2 NREM

Sonno vero e proprio con completa perdita di coscienza; EEG: comparsa di fusi (sigma) separati da tratti di attività beta; complessi K; EMG: tono muscolare medio-alto; EOG: di solito assenza di movimento degli occhi. TST (tempo totale del sonno) 45-55% .

3 NREM

Sonno profondo incipiente; EEG con onde lente medio-alte del tipo delta (più veloce), fusi occasionali; EMG: tono muscolare medio-alto; EOG: inattivo. TST 4-6% .

4 NREM

« Sonno profondo »; EEG: onde delta alte ultralente inferiori a 2 Hz, niente fusi; EMG: tono muscolare per lo più medio-alto, occasionalmente basso; EOG: nessun movimento degli occhi. TST 12/15%.

REM

EEG. con frequenze miste di basso voltaggio, movimenti oculari rapidi, riduzione del tono muscolare antigravitario, TST 20-25%, e movimenti oculari rapidi, attività EMG fasiche (twitc), onde a dente di sega.

Il sonno è un processo dinamico che risente di numerose influenze sia interne che esterne che ne possono modificare la stabilità provocando dei microrisvegli e una variazione EEG che, secondo l’intensità, può comportare un arousal o un evento fasico.

Il succedersi dinamico degli eventi fasici che costituiscono gli stadi del sonno definisce la microstruttura del sonno.

I vari gradi di attivazione cerebrale che avvengono durante il sonno sono importanti per preservare l’ allerta nell’eventualità che avvengano eventi pericolosi per la vita. I microrisvegli fisiologici, caratterizzati da pattern alternante ciclico possono diventare patologici fino ad arrivare ad una alterazione della macrostruttura.

Il Pattern Alternante Ciclico (CAP) è costituito da sequenze di attività EEG che si ripetono ciclicamente, nel sonno NREM. Ogni ciclo è composto da una fase A e una fase B: di solito la fase A dura in media 10-15 secondi e la fase B 16-20 secondi. Al di fuori delle sequenze CAP il tracciato è caratterizzato da un pattern EEG di sonno stabile e continuo definito Non-CAP o NCAP cosicché il ciclo di sonno NREM è costituito dall’alternanza di sequenze CAP-NCAP.

Le fasi A possono essere suddivise in tre fasi caratterizzate da un aumento della desincronizzazione del tracciato.

Secondo lo specifico stadio la fase A consiste di ritmi intermittenti alfa e punte al vertice in S1, sequenze di due o più K-complessi in S2, susseguirsi di K-complessi o onde lente reattive ipersincrone con un’ ampiezza > 1/3 rispetto al ritmo di fondo in S3 e S4.

La fase A corrisponde ad un risveglio parziale ed incompleto e attiva le parasonnie, mentre la fase B corrisponde ad un riapprofordimento del sonno e svolge funzioni d‘ inibizione.

La quantità percentuale di CAP (CAP rate) rispetto al sonno NREM è un indicatore della qualità del sonno (maggiore è questa percentuale peggiore è la qualità del sonno).

Si suppone che il CAP rate svolga funzioni diverse a seconda dell’età dato che è elevato nella primissima infanzia e diminuisce con l’ età.

Le micro-stimolazioni sono generalmente definite come quelle che durano meno che 15 o 30 secondi, gli arousals più lunghi sono processi continui che comportano cambiamenti nelle variabili fisiologiche, e possono essere associati o no a modificazioni comportamentali. Non comportano un effettivo e completo risveglio ma causano un sonno frammentato e non ristoratore. Un episodio di arousal può essere seguito da uno stato di sonno più leggero oppure precedere un risveglio. Per risveglio s’ intende un cambiamento nel tracciato concordante con lo stato di veglia per almeno 2 minuti (Guilleminault 1987; Bruni 2000; Terzano e al. 2000).

Nei bambini la soglia dell’arousal varia in relazione a fattori genetici (temperamento, ecc.), a fattori materni (fumo, alcool, sedativi, abuso di sostanze), al tipo di sonno (è minore durante il sonno attivo rispetto al sonno quieto), dipende dall’età, dalla posizione del corpo, dall’uso di sedativi, ecc.

Gli arousal si dividono:

  • in spontanei: con variazione dell’attività cardio-respiratoria, digerente, muscolare, ecc., possono essere associati a cambiamenti negli stadi del sonno o accompagnati da movimenti del corpo;

  • provocati che dipendono dagli stimoli estero e enterocettivi: luce, rumore, temperatura, stimoli nocicettivi, ecc.