Nel corso dei secoli si sono alternati momenti in cui ha prevalso la medicina meccanicistica e riparatoria che tende a vedere l’ uomo come una somma di organi indipendenti il cui unico scopo è curare il ‘sintomo’, a forme di cura olistiche che vedono l’uomo nel suo insieme e inserito in un contesto ambientale e sociale. Si sono succeduti momenti in cui ha prevalso l’ interesse sul soma o sulla psiche: è nata la psico-somatica, la medicina somato-psichica.

Negli ultimi anni le cure naturali si sono sempre più diffuse. Esse non si configurano però come un corpo unico, alcune provengono da una tradizione medica perlopiù orientale, come ad esempio l’Agopuntura e lo Shiatsu, altre dalla cultura europea e occidentale, come l’Omeopatia e la Floriterapia.

Alcune sono antichissime, con un proprio patrimonio etnico terapeutico, riconosciuto da studi e ricerche scientifiche, altre sono relativamente recenti, con una grande diversità nell’impiego dei mezzi terapeutici e delle concezioni teoriche che supportano tali mezzi.  

Un concetto che le unisce tutte è il concetto di olismo: l’olismo (dal greco olos, tutto) concepisce l’essere umano come un’unione indissolubile di corpo-mente-spirito. All’interno di questa visione unitaria dell’uomo, la malattia è considerata il prodotto di uno squilibrio tra la persona e il suo ambiente.

Utilizzare i metodi naturali per prendersi cura di sè è anche un modo per mantenere il contatto e l’ equilibrio con la natura, la Terra, il cosmo. I cinesi parlerebbero di equilibri tra i cinque elementi, tra microcosmo e macrocosmo.

L’ attività del prendersi cura di se stessi, del proprio ambiente, della propria famiglia, delle proprie relazioni interpersonali deve essere un’ attività giornaliera che non si attua soltanto quando il corpo si ammala. Oggi anche L’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) parla di salute in termini di benessere psico-fisico.

In questa prospettiva si ribalta la concezione di salute e malattia: la salute è un processo dinamico di ricerca di equilibrio, la malattia è l’ espressione di una discrasis ovvero di un disequilibrio, dell’ interruzione del processo evolutivo della persona, è un blocco del flusso archetipale.

Il terapeuta dunque non si preoccupa soltanto di eliminare il sintomo, ma di analizzare le cause profonde alla base della patologia: si prende cura dell’individuo nella sua totalità, interessandosi al suo stile di vita, all’alimentazione e al contesto sociale ed emotivo in cui vive. Il processo di guarigione non è così limitato ad un affidarsi passivo alle mani del terapeuta, ma consiste piuttosto in un impegno attivo a collaborare per il ristabilimento del proprio equilibrio.  

Curarsi con i metodi naturali permette di mantenere questo equilibrio e se c’ è disequilibrio di tornare ad uno stato di salute attraverso la presa di coscienza di ciò che ha turbato l’ armonia della persona in un processo in cui ognuno è coinvolto e

responsabile della propria guarigione.

Il modello della Naturopatia olistica bio-integrata permette di superare le ‘segmentazioni’ dell’ uomo fatte dalla medicina meccanicistica ma anche dai vari approcci cosiddetti olistici che hanno osservato un aspetto anziché un altro, tanto che parlare di psiche o di soma di psicosomatica o di medicina somato-psichica non ha senso in quanto l’ uomo è un essere ‘bio-integrato’ in quanto indissolubilmente mente-corpo-spirito, in quanto prodotto della sua evoluzione filogenetica che ha integrato nel corso dello sviluppo le varie conquiste (ciò si è esplicato nella integrazione dei tre cervelli) e ontogenetica.