Mi succede troppo spesso di ascoltare persone che si rammaricano di essere state accusate di essere troppo sensibili. Alcune di loro arrivano a pensare di essere depresse, la maggior parte si sente “sbagliata”.

L’ assurdità e la gravità di una tale affermazione può essere vista da varie angolazioni.

La più semplice controbattuta che si può fare è: “qual’è la giusta sensibilità?” . Esistono strumenti per misurare quasi tutto: dieci decimi sono i gradi giusti per la vista: Io ne ho undici, ci vedo meglio, non è un problema, semmai un problema può essere averne 5. Ho preso la vista come esempio, perchè la vista è un senso, e quindi chi ha undici decimi può essere considerato ipersensibile. Ovviamente sto cercando di essere provocatoria.

Per la sensibilità emotiva non c’è uno strumento di misurazione, ce ne sono per la misurazione dell’ intelligenza emotiva ovvero la capacità di gestire le emozioni. Quindi al limite ad una persona possiamo dire che non sa gestire abbastanza le proprie emozioni.

La nostra sensibilità è una caratteristica al pari del nostro colore degli occhi o dei capelli.

A queste persone pongo una domanda? Puoi cambiare il colore dei tuoi occhi? O la tua altezza?

Possiamo usare le lenti colorate o i tacchi ma stiamo usando un trucco, un mezzo, uno stratagemma.

La stessa cosa possiamo fare con le nostre emozioni, possiamo imparare a gestirle…

Ciò non toglie che la sensibilità di una persona è una sua peculiare caratteristica che non può essere cambiata e quindi prima ancora di imparare a gestire le nostre emozioni dobbiamo accettarle, anzi amarle.

Avere una sensibilità molto spiccata è vissuto perlopiù come spiacevole: i nostri sensi e pensieri sono toccati dalle ingiustizie, dalle cose spiacevoli. La consapevolezza delle miserie umane è elevata, la visione dei propri limiti è schiacciante.

Le persone molto sensibili pensano molto, riflettono, sono molto consapevoli, e la consapevolezza è un grande valore ma anche un pesante fardello.

La sensibilità, però, ci fa godere appieno e ad un livello superiore delle cose belle della vita: il piacere che deriva dalla visione di un tramonto o un’ alba per una persona molto sensibile è un’ esperienza quasi trascendentale.

Senza contare che chi ha una sensibilità superiore spesso arriva ad avere una spiritualità molto elevata.

Concludendo, essere molto sensibili non equivale all’essere depressi, e tanto meno può essere considerata un difetto, semmai è qualcosa in più, una risorsa, e oserei dire, quello che può fare la differenza nell’evoluzione dell’ umanità.